Occhio e cervello – Richard Langton Gregory

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Questo libro si potrebbe definire uno sguardo sul vedere che apre gli occhi; potrebbe sembrare molto lontano dall’arte, ma è tutt’altro che così.
Si tratta di un ben noto testo sulla percezione visiva, sulla psicologia del vedere, scritto nel 1966 e più volte aggiornato; è ancora oggi un testo più che valido per chi voglia iniziare a capire alcuni meccanismi percettivi alla base della nostra comprensione, e incomprensione, del mondo in cui viviamo.
Utile quindi non solo per l’artista, ma per chiunque sia curioso verso questi temi e non tema di dare una scossa ad alcune certezze che appaiono incrollabili.
Già, perché si tratta di un libro che mette a dura prova l’immagine che abbiamo della realtà, e che alcuni mai si sognerebbero di mettere in discussione.
Concetto che potrebbe essere riassunto con queste parole: il mondo è ciò che noi ne percepiamo.

Il saggio tratta tantissimi aspetti della percezione visiva, dedicando anche un capitolo all’arte; i limiti della prospettiva geometrica – già ipotizzati da Leonardo da Vinci -; le illusioni ottiche, l’effetto cascata, il movimento indotto, la persistenza, la costanza.
E ancora, come immagina il mondo chi non vede dalla nascita? Cosa succede se acquista la vista? Gregory spiega quanto sia difficile per il cervello imparare a vedere e a costruire da zero un alfabeto visivo e un mondo di immagini del quale è rimasto all’oscuro per anni, raccontando anche casi realmente accaduti, e come uno di questi abbia avuto spiacevoli risvolti: finalmente reso in grado di vedere, il paziente si sentì sopraffatto, e turbato dal pensiero di tutto quello che aveva perso in tanti anni di cecità; finì col dover lottare con la depressione.
Occhio e cervello parla anche del colore, e della sua inesistenza, e di quanto influiscono sulla percezione le differenze culturali. Questi e altri argomenti accompagnano il lettore in un viaggio nel paese delle meraviglie che fa capire come la nostra solida realtà sia il frutto di un’elaborazione del nostro cervello; per lo più erronea o incompleta.

Tutto questo fa quasi venire alla mente Wittgenstein, e la sua frase: “Io sono il mio mondo.”
Sempre più spesso la scienza ci spiega che questo o quel pezzo di realtà, di quel mondo che vediamo e in cui ci muoviamo, è in larga parte una costruzione mentale, ridefinendone di continuo i confini. Forse però gli artisti si sono resi conto di questo ben prima degli scienziati e dei filosofi, già quando, ancora intrisi della magia del Paleolitico, erano convinti che dipingendo e scolpendo potessero creare la realtà, costruirla, renderla vera, fisica. In un certo senso, avevano ragione.

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