La questione dell’arte – Nigel Warburton

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La critica dell’arte, con la complicità della filosofia, tenta da sempre di dare una risposta definitiva alla domanda: che cos’è l’arte? Questo libro affronta un excursus sulle teorie formulate sino a oggi allo scopo di rispondere a tale quesito, tentando a sua volta di svelare l’arcano una volta per tutte. A dire il vero, proprio questa panoramica sulle teorie può risultare interessante per il lettore, più che la risposta finale suggerita dall’autore.
Convinto come i più che per la questione dell’arte sia più adatta una risposta filosofica che artistica, Nigel Warburton parte dall’osservazione di opere provocatorie come “A Real Work of Art” di Mark Wallinger (un cavallo da corsa in carne, ossa e nitriti), la famosa fontana/orinatoio che Duchamp presentò alla Society for Independent Artist’s Exhibition con lo pseudonimo “R. Mutt” e altre opere d’arte che rientrano nella definizione di “oggetti ansiosi” data dal critico Harold Rosenberg, per iniziare un viaggio nelle teorie formulate sino a oggi nel tentativo di trovare una qualità comune a tutte le opere d’arte, con il preciso scopo di rispondere alla domanda: che cos’è l’arte?
Warburton passa al vaglio la formula di Clive Bell, che recita: “L’arte è forma significante”; secondo la quale alcuni oggetti, in base a una combinazione di linee, forme e colori, sarebbero in grado di produrre un’emozione estetica, a prescindere da chi li abbia prodotti, quando e perché. Teoria fortemente avversa alla “pittura descrittiva” e fondamentalmente traballante, come lo stesso Warburton non manca di farci notare.
Si passa poi alla teoria del filosofo Robin Collingwood; che vede l’arte come espressione di emozioni e che tende a separare nettamente l’artigiano – colui che produce oggetti precedentemente concepiti e progettati – dall’artista – colui che può fare arte anche in modo del tutto inconsapevole -, in una visione dell’artista profondamente romantica.
Poi ci sono le “somiglianze di famiglia”, dove si paragonano le opere d’arte ai membri di una famiglia: le somiglianze sono evidenti, eppure nessuno sarebbe in grado di trovare una singola caratteristica comune a tutti i membri; questa teoria è basata sui ragionamenti sviluppati da Wittgenstein, che rifiutava l’idea che vuole per ogni concetto una caratteristica comune a tutte le cose che rientrano in quel concetto.
La “teoria istituzionale” del filosofo George Dickie, invece, sposta l’accento dall’opera e dall’artista che l’ha prodotta, ponendolo sul contesto: come l’opera è stata considerata e trattata da chi l’ha creata, esposta e apprezzata. L’essenza della teoria ci svela che alcune persone hanno il potere di consacrare come opera d’arte qualsiasi oggetto; questa è la caratteristica comune alle opere d’arte. Nonostante i continui attacchi ricevuti, nei fatti questa è la teoria oggi predominante; anche se in pochi sarebbero disposti ad ammetterlo, le strampalate élite dell’arte sono del tutto convinte di avere questo “potere”, e in un certo senso ce l’hanno e lo usano senza porsi domande.
Dopo aver smontato tutte queste teorie, a dire il vero senza doversi affaticare, Warburton suggerisce una propria soluzione, a mio parere deboluccia, che pone l’accento sulla singola opera, da valutare in sé.
Devo ammettere di sentirmi vicino alla visione di Wittgenstein, che negava anche la possibilità di trovare una definizione valida per tutte le opere d’arte,  ma mi rendo conto che in quanto esseri umani ci è impossibile evitare alcune domande e la ricerca di possibili risposte, inoltre, piaccia o no, qualsiasi sistema ha bisogno di definizioni rigide e condivise per poter decidere chi è dentro e chi è fuori, e il sistema dell’arte non fa eccezione.
A questa domanda però, finora nessuno è riuscito a dare la risposta in grado di far vincere il montepremi, e ho paura che dovremo aspettare ancora un bel po’, forse per sempre.

Andros

Nigel Warburton – La questione dell’arte
2004 – Piccola Biblioteca Einaudi

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