Terza puntata – Tutti critici in soli due minuti

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Andros – Pedofilia
Poliuretano

Terza puntata – Tutti critici in soli due minuti

Questo è il resoconto a puntate di quattro anni della mia vita, e della vita di uno spazio espositivo da me aperto a Milano. Benché semiserio, ci sono ben poche cose finte o esagerate, anzi, più spesso ne ho alleggerito la portata. Le prime puntate sono già state inserite in altri siti in passato, le ultime invece no.

L’inaugurazione era andata bene, anche meglio di quanto sperassi, ma il bello doveva ancora venire.
Per circa un mese, cioè fino a mostra conclusa, la strada fu sconvolta da quello che si vedeva dalle vetrine del mio spazio.
La gente si piazzava davanti, a volte per ore, e guardava, criticava, inveiva…
Ora, si dà il caso che il mio spazio abbia un soppalco, dal quale scrivo queste parole e dal quale si sente ogni singola lettera di quelle profferite da chi si ferma davanti alle vetrine.
D’un tratto qualcosa cambiò: persone che per settimane avevo sentito parlare solo di figa e calcio, che avevo sentito bestemmiare nei modi più coloriti e visto picchiarsi selvaggiamente, ora sembravano persone nuove, rinate.
Non sembravano più persi nelle nebbie dell’alcol spacciato dal bar accanto allo Sciorùm, erano svegli e vispi, e si lanciavano in erudite critiche artistiche, in complesse analisi strutturali e concettuali, cercando di convincersi a vicenda del perché le mie sculture fossero merda, meritevole tuttalpiù di un rogo, non certo di una pubblica esposizione.
Avevo aperto il mio spazio proprio in un posto frequentato da esperti d’arte e fini conoscitori: che sfiga!
Non capivo perché discutessero tanto animatamente, visto che tutti concordavano nel bocciare ciò che vedevano…
Qualche sporadica voce fuori dal coro si alzava di tanto in tanto, ma valeva quanto le promesse di un uomo politico: meno di zero.
Purtroppo non ricordo tutte le loro elucubrazioni, alcune delle quali, devo ammettere, sorprendenti per lucidità e precisione linguistica; anche se, ovviamente, non le condividevo.
Ricordo però alcuni spezzoni che possono rendere l’idea: “dovrebbero arrestarlo”, “dovrebbero ammazzarlo”, “è una testa di cazzo”, “è un cazzone” e molteplici varianti sul tema con interessanti risvolti sessuali, “ma proprio qui doveva venire?”, “terùn de merda”, “ma che roba è questa?”, “mavaffanculovà”, “che schifezze”, “gjhgtuyt ipiypiy” (questa l’ha detta un extracomunitario e non ho capito una mazza, ma sembrava un improperio accattivante), e così via, passando per frasi in milanese stretto per me altrettanto incomprensibili.
Fino all’immancabile domanda: “E questa sarebbe arte?”. Domanda retorica tra le più poste, che contiene in sé la risposta: “No!”.
A mio parziale favore ricordo: “È un uomo che merita rispetto”, e qualcuno che in un momento di particolare luccichio sinaptico disse “ma noi siamo ignoranti, che cazzo capiamo di queste cose?”.
Eppure, nonostante il ribrezzo dichiarato, rimanevano a guardare, ripeto, anche per ore… e tornavano il giorno dopo a guardare, e criticare, e poi quello dopo ancora…
Gli unici apertamente affascinati sembravano essere i bambini: s’incollavano alle vetrine, con occhi e bocca spalancati, sbavando i vetri e costringendomi a pulirli di continuo. Qualcuno di loro azzardava a dire “che bello!”; subito strattonato dalla madre che esclamava: “Bello? Cosa c’è di bello in quelle schifezze?” Così, si allontanava trascinando il pargolo sull’asfalto, preoccupata dalle turbe mentali che avrebbe potuto soffrire, ora che aveva visto i miei travianti lavori.
Questo però accadeva solo con i bambini piccoli, i ragazzini avevano reazioni simili a quelle dei genitori; segno che il virus del pregiudizio contagia in fretta le menti umane.

To be continued…

Andros

Prima versione pubblicata online nel 2008

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