Sesta puntata – La logica illogica della “gente comune”

Shitmaker - Sesta puntata - La logica illogica della “gente comune” - andros art,libri d'arte aforismi,film art movie,art techniques,tecniche artistiche

Andros – Shitmakers
Parole a olio su tavola

Sesta puntata – La logica illogica della “gente comune”

Il disgelo continuò e anche alcuni condomini cominciarono a voler entrare, per vedere da vicino i miei aborti, cioè, le mie opere. Più prendevano confidenza, più azzardavano giudizi diretti.
Ne ricordo uno, in particolare, che entrò con il solo intento di dirmene quattro; la scena si svolse così:

Il tizio: “Ma queste cose che significano?”
Ingenuamente, iniziai a impegnarmi in spiegazioni inutili.
Il tizio, interrompendomi subito: “E questa sarebbe arte, diciamo…”
Io: “Sì, diciamo…”, era già chiaro che non era lì per capire, ma per sentenziare.
Il tizio: “A me queste cose non dicono nulla.”
Io: “Cose che capitano. Lei è appassionato d’arte?”
Il tizio: “No, no: l’arte non m’interessa proprio.”
Io: “Ah… Chissà, magari per questo non le dicono nulla.”
Il tizio: “Ah, beh, sì, certo… però… per me ci vuole qualcuno che dice che una cosa è arte; altrimenti, chiunque fa una cosa qualsiasi e dice che è arte.”
Io: “Si riferisce a un critico d’arte?”
Il tizio: “Ecco, sì, un critico che dice: questa è arte, questa è una cosa bella. Perché se non è bella, non è arte…”
Io: “Sta dicendo che lei ha bisogno di qualcuno che certifichi che una cosa è arte, e quindi che è bella?”
Il tizio: “Sì, ci vuole uno esperto, conosciuto, che dice “questa è arte”, altrimenti non è arte.”
Io: “Se ho capito bene, per lei quello che faccio non è arte, non è bello, vero?”
Il tizio: “No, è orribile, non è arte.”
Io: “Ma, sempre se ho capito bene, se un critico affermasse che invece è arte, lei cambierebbe idea, giusto?”
Il tizio: “Non so… sì, potrei cambiare idea.”
Io: “Quindi, improvvisamente, delle opere che lei ritiene orribili le sembrerebbero belle?”
Il tizio fissa lo sguardo su una mia scultura e rimane in silenzio.
Io: “Basterebbero le parole di uno come Gillo Dorfles, per esempio?”
Il tizio, ridendo: “E chi è? Chi l’ha mai sentito? No, ci vuole uno famoso; uno famoso come Sgarbi, ecco…”

Per un attimo, fui tentato di mettergli nelle mani un mio catalogo di un paio d’anni prima, con un testo scritto da Giampiero Mughini; Dorfles no, ma Mughini lo conosceva di certo: tv docet.
Stavo quasi per farlo, avevo già in mano il catalogo, e al solo pensiero di dimostrargli l’assurda povertà di quel ragionamento un acido sorriso di rivalsa mi spuntava sulle labbra.
Poi lo guardai bene. Chissà com’era stato il suo tempo, com’era cresciuto, cosa aveva fatto, cosa aveva letto, e cosa non aveva fatto e letto. Quale vita, quale lavoro e quale quotidianità lo avevano portato a stuprare i propri pensieri in quel modo, a essere l’asservito mentale che ora avevo davanti agli occhi.
Perché mai avrei dovuto sconvolgere le sue già claudicanti convinzioni? Vi si aggrappava con tanto ostinato impegno: sarebbe stata pura cattiveria. Sarebbe stato inutile, soprattutto.
Lasciai cadere l’argomento, cullandolo nella certezza di essere nel giusto; e gli lasciai anche la soddisfazione di avermele cantate, di aver maltrattato un incapace che si crede artista.
Non credo abbia avuto molte soddisfazioni nella vita, almeno questa…

To be continued…

Andros

Prima versione pubblicata online nel 2008

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Bookmark the permalink.

Leave some words

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.