Seconda puntata – Inaugurazione ad arte

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Andros – I Funerali Dell’Arte
Poliuretano e riviste d’arte

Seconda puntata – Inaugurazione ad arte

Questo è il resoconto a puntate di quattro anni della mia vita, e della vita di uno spazio espositivo da me aperto a Milano. Benché semiserio, ci sono ben poche cose finte o esagerate, anzi, più spesso ne ho alleggerito la portata. Le prime puntate sono già state inserite in altri siti in passato, le ultime invece no.

Come già scritto, assodato che ero italiano e non extracomunitario e che al massimo potevo essere considerato extraterrone, i condomini si erano tranquillizzati, ma restava loro ancora da capire cosa diavolo volessi fare di quello spazio; stavo per finire i lavori di ristrutturazione e la curiosità serpeggiava. Non passava giorno senza che almeno cinque o sei persone mi chiedessero: “Cosa fanno in questo spazio?”, “che negozio stanno aprendo?” e cose così.
Da persona educata rispondevo a tutti, ma a ognuno dicevo una cosa diversa: una calzoleria, una pasticceria, un emporio Dolce & Gabbana, una fumeria d’oppio (qui ho rischiato, me ne rendo conto), un lupanare (questa fu molto apprezzata), a un tizio arrivai a parlare di un’impresa di pompe funebri con tanto di camera ardente. Siccome stavo rivestendo l’interno del negozio con fredda plastica specchiata, l’uomo mi prese sul serio, mi ringraziò e se ne andò grattugiando a piene mani i propri gioielli di famiglia, in un gesto apotropaico di antica memoria.
Non mi sono mai divertito tanto quanto in quei giorni… mi accontento di poco.
Quando, a pochi giorni dall’inaugurazione, fu chiaro che si trattava di uno spazio dedicato all’arte, tutti furono contenti. Rimasi stupefatto: non riuscivo a capirne il perché.
Con mia grande sorpresa arrivarono a parlarne durante una riunione condominiale: alcuni erano del tutto indifferenti alla cosa, ma i più pensavano che la presenza di una “galleria d’arte” avrebbe alzato il livello culturale della strada e si dicevano contenti della cosa. Forse queste considerazioni le misero persino a verbale.
L’ho sempre detto che l’arte è un ottimo Viagra della cultura!
L’amministratore in persona ci tenne a farmi sapere che ero particolarmente benvenuto…
Purtroppo avevano fatto i conti senza l’arte: nel caso specifico quella mia.
Di lì a poco inaugurai lo Sciorùm, esponendo alcune tra le mie sculture più indigeste. Tra le altre cose, un televisore mandava in loop dei video: in uno di questi facevo a pezzi sculture antropomorfe, che sanguinavano copiosamente, accoltellate e smembrate con una sega.
Insomma, ci tenevo a presentarmi per bene, perché nascondermi?
Particolare effetto fece “I funerali dell’arte”, un cadavere realistico sprofondato nel suo talamo, con tanto di riviste d’arte in luogo dei fiori.
L’unico contento fu il tizio al quale avevo detto che quella sarebbe stata una camera ardente; poté dire a tutti: “Visto che avevo ragione? Cosa vi avevo detto?”.
Dopo l’inaugurazione, ci fu quasi un mese di maretta: nella strada non si parlava d’altro.
D’improvviso, tutti avevano cambiato idea sul valore educativo e culturale dell’arte, o perlomeno, di quella che facevo io.
Chissà poi perché…

To be continued…

Andros

Prima versione pubblicata online nel 2008

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