Resina poliestere: alcuni consigli per l’abuso

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L’esistenza è un rubinetto che non può vincere né pareggiare
Resina poliestere e legno

Resina poliestere: alcuni consigli per l’abuso

[…] Come già detto, le poliesteri sono molto secche e rigide, suscettibili di fratture, se le vogliamo ammorbidire quel tanto che basta per renderle più resistenti agli urti e ai graffi, possiamo aggiungere colla vinilica, che non sia diluita nell’acqua. Non bisogna esagerare con la colla, perché questa aumenta notevolmente il ritiro di volume, fino a provocare delle grosse depressioni o spaccature.
Anche l’aggiunta di un sigillante al silicone, per esempio acetico, può andare bene; la rende per lungo tempo gommosa e a indurimento concluso resta leggermente meno rigida.
La lasciano a lungo gommosa anche altre sostanze, per esempio alcuni oli, come quello di arachidi, poi la trielina e persino il sapone in polvere; però, alla fine la resina diventa secca e rigida come da copione.
La trielina ha il vantaggio di preservarne meglio la trasparenza, mentre gli oli in genere tendono a trasudare dalla resina, anche dopo l’indurimento; questo può essere fastidioso in alcuni casi, ma utile in altri. Per esempio, se dobbiamo fare una controforma composta da due valve, l’olio rende la resina autodistaccante, cioè impedisce alla resina della seconda valva di incollarsi a quella della prima valva, nei punti in cui sono a contatto. In seguito, si possono lavare a fondo le valve per eliminare l’eccesso di olio, che comunque nel tempo tende a esaurirsi. […]
Con l’ammoniaca migliora la sua resistenza meccanica, però addensa in pochi minuti, va quindi versata rapidamente nel calco, prima che diventi troppo viscosa e non sia più in grado di penetrare in tutti gli anfratti delle valve. L’ammoniaca dà un ulteriore effetto: la superficie esposta all’aria sarà luccicante, come se fosse cosparsa di brillantini. Anche all’interno sarà così; se spaccheremo il pezzo noteremo dentro tanti luccichii: un effetto simile a quello di alcuni minerali, dei quali potrebbe essere una buona imitazione.
Il bicarbonato è un ottimo ausilio per chi usa le poliesteri; sì, proprio il bicarbonato, quello che si assume per aiutare la digestione. Aiuta anche la digestione delle poliesteri, essendo uno straordinario acceleratore; aggiungendone 10 grammi per 100 di resina, il tempo di polimerizzazione si riduce a pochissimi minuti, il calore aumenta, eppure nessuna frattura si produce nella resina. Se si catalizzano quantità notevoli, diciamo intorno al chilo, è meglio abbassare la percentuale di bicarbonato. […]
Anche lo zucchero e il petrolio bianco sono buoni acceleranti, ma non quanto il bicarbonato; in compenso lo zucchero aumenta la resistenza meccanica della resina, anche se tende a depositarsi sul fondo, e questo in alcuni casi può dare fastidio. […]
Anche con le poliesteri, come con quasi tutte le resine, gli acidi non vanno molto d’accordo; acidi deboli, come aceto e limone, e acidi forti, come il cloridrico, tendono a inibire la reazione, rendendo i tempi di indurimento lunghissimi o eterni.
Se invece immergiamo la poliestere già indurita nell’acido cloridrico, questo la renderà satinata in superficie. Se è resina trasparente, diverrà quindi opaca, come vetro sabbiato. Immergendo una replica nell’acido solo per metà, otterremo un pezzo mezzo trasparente e mezzo satinato; in questo modo si possono ottenere dei contrasti interessanti. Più tempo la poliestere rimarrà nel cloridrico, più opaca diverrà.
Se il cloridrico impedisce del tutto la polimerizzazione, il limone la permette, seppure solo dopo alcune ere geologiche, va beh, non esageriamo, diciamo alcuni giorni; l’azione del limone è però interessante, perché crea nella resina delle strane cavità e depressioni, come fossero delle erosioni causate dal tempo.[…]
Acetone e alcol, invece, provocano l’opposto; la resina sembrerà solida e compatta, ma si spaccherà al primo tocco, una cosa simile ad alcuni prodotti, molto usati nel cinema, per fare lastre e bottiglie di vetro da rompere sulla testa degli stuntmen. Portando le percentuali al limite, si possono ottenere degli stati di resina dall’apparenza compatta, ma che si infrangono facilmente: per esempio, per simulare una lastra di ghiaccio da rompere.
Visto che abbiamo rotto il ghiaccio, restiamo nel clima invernale con la candeggina, che se aggiunta alla poliestere in forti percentuali, anche 40-50%, la rende simile al ghiaccio bianco; la resina resta morbidissima e pieghevole per oltre un giorno, e infine indurisce, mantenendo un aspetto quasi da ghiacciolo e una minima flessibilità. […]
L’impasto fatto con la candeggina va miscelato e colato molto velocemente, perché inizia subito a friggere, scaldare e gelificare. Meglio evitare di farne grossi quantitativi in un sol colpo. […]

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Brano tratto dal libro “Resine poliesteri ed epossidiche – Cosa sono, come usarle“, 2016 – Disponibile in formato ebook in tutte le librerie online.

 

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