Quinta puntata – Draculandros

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Andros
Speigare le ali a chi non vuol capire
22 sculture di Poliuretano

Quinta puntata – Draculandros

Cominciavo a sentirmi come Dracula.
Come se fossi in un film dell’orrore, uno di quelli nei quali, quando il cattivo entra nel bar, tutti improvvisamente ammutoliscono. A me succedeva lo stesso; e succede ancora, per carità…
Erano tutti lì a parlottare e, non appena mi vedevano uscire dallo Sciorùm, tacevano e mi seguivano con lo sguardo. Solo quando ero a debita distanza riprendevano a parlare.
Per un periodo, per fortuna breve, approfittarono delle mie assenze per farmi trovare davanti alla porta degli anufatti fumanti, prodotti dai loro cani; mi venne il fondato dubbio che anche questa fosse una sottile critica ai miei lavori: merda per merda, per così dire…
Da consistenza e dimensioni, potevo immaginare se l’evacuatore fosse un nerboruto pitbull o un vezzoso yorkshire.
Quando al rientro trovavo quei profiteroles canini, mi guardavo intorno cercando goffamente di imitare lo sguardo smerigliante di Clint Eastwood; credo che la cosa funzionasse, in tanti abbassavano lo sguardo e, dopo un paio di volte, smisero di lasciarmi regalini escrementizi sull’uscio.
Essere considerato pericoloso può avere i suoi lati buoni.
La mostra stava per volgere al termine, e cominciava a esserci un timido disgelo, almeno così sembrò in quel momento.
Qualcuno dei visitatori abituali del bar, tra una sbronza e l’altra, tra un litigio e l’altro e tra un pestaggio e l’altro, cominciò a chiedere di entrare per vedere la mostra e gli spazi da vicino; erano sempre un po’ sul chi vive, non si fidavano di me.
Facevano i simpatici e qualcuno addirittura si sperticava in lodi: com’ero bravo, com’erano belle le cose che facevo…
Appena usciti però, non sapendo che io potevo ascoltare tutto, riprendevano i toni lasciati fuori prima di entrare: che schifezze, che cagate, che stronzate… e in più aggiungevano, cercando di impressionare chi era rimasto fuori “non hai idea di quello che c’è nella sala di sotto, è ancora peggio! Corpi appesi, fighe a pezzi, cadaveri in vacanza…”
Ero diventato l’Hannibal Lecter della “mia bela madunina”; il Draculandros del sud ovest milanese.
Solo uno di loro fu più diretto e mentre scrutava con sguardo etilico le mie sculture disse barcollando: “Ma con lo spazio che hai qui, proprio una cazzo di galleria dovevi aprire?”
“Perché, cosa avrei dovuto aprire?” gli chiesi.
“Ma tu non sei napoletano?” io annuii “E allora: mettevi due brandine e portavi un po’ di puttane da giù; hai voglia quanti soldi facevi!”

To be continued…

Andros

Prima versione pubblicata online nel 2008

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