Ottava puntata – Ognun per sé e io per tutti

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Andros – Sur-face: racism
Parole a olio su tavola

Ottava puntata – Ognun per sé e io per tutti

Come ho scritto, lo Sciorùm non doveva essere solo uno spazio per mostrare i miei lavori, ma anche per fare da vetrina ad altri artisti, e anche a scrittori, abbinando inaugurazioni e presentazioni di libri. Avevo in mente anche musica e teatro, perché no? Ero aperto a tutto. Nella mia fin troppo fervida immaginazione, pensavo di farlo diventare un luogo d’incontro per tutte le arti.
Fantasticavo sulla nascita di chissà quali collaborazioni tra artisti, incontri e scontri d’idee e opinioni. Per scrittori e poeti, mi appoggiavo principalmente alla piccola casa editrice che aveva pubblicato qualche mio libro: presentavo le loro nuove uscite durante le inaugurazioni. Questo portava più visitatori, e speravo favorisse incontri e magari progetti comuni, chissà…
Ero ottimista, ingenuo o solo idiota? Mah, chi può dirlo?
Il resoconto di due anni di cosiddetti “eventi” è molto meno entusiasmante di quanto avessi sperato.
In termini di presenze nessuno si poteva lamentare; solo due volte ci dovemmo accontentare di 5 o 6 persone, tutte le altre volte la gente non mancò. In un paio di occasioni addirittura non entravano tutti insieme: usciva un gruppetto ed entravano gli altri…
A Milano, persino le inaugurazioni delle gallerie storiche di Brera ormai sono disertate: a meno che l’artista non sia un’avvenente ragazza, a volte non c’è neanche il gallerista a far numero.
È quindi facile capire che da questo punto di vista mi ritenevo soddisfatto.
In qualche caso gli artisti riuscirono persino a vendere, incredibile!
La cosa per me deludente è stata l’assoluta mancanza d’interesse tra artisti. Tranne una o due eccezioni, nessun artista ha partecipato ad alcuna delle altre inaugurazioni: venivano a montare e smontare la mostra e poi alla propria inaugurazione, punto. Mai visti prima e mai più visti dopo. Potevo capire chi era di fuori città; capivo un po’ meno quelli che vivevano in città. Persino quando venivano nel mio spazio a mostrarmi i lavori, e ovviamente erano esposte le opere di qualcun altro, erano del tutto disinteressati: non le guardavano, neanche per un secondo, zero.
Come se quelle opere non esistessero. Magari erano gli stessi sempre pronti a lamentarsi perché la gente è “distratta” e non è interessata all’arte.
Devo però ammettere che qualche eccezione c’era: quelli che appena entrati iniziavano a criticare le opere esposte con battute muriatiche; non rendendosi neanche conto che offendendo l’artista stavano anche offendendo me, che lo avevo scelto. Che poi, non era una grande idea offendermi, visto che ero quello che avrebbe dovuto offrir loro lo spazio per esporre: almeno siate furbi, dico io!
Stessa solfa con scrittori e poeti: le cagate sono sempre quelle degli altri, con i propri lavori, invece, tutta la benevolenza di questo mondo.
Durante le inaugurazioni/presentazioni c’era l’apoteosi del narcisismo onanistico, e in questo, devo dire, scrittori e poeti si sono dimostrati i peggiori.
La parola d’ordine era: ognuno per i cazzi suoi.
Nello stesso posto, nello stesso momento, stavano accadendo due cose legate all’arte, e ognuno degli artisti se ne sbatteva i pendagli dell’altro. Sublime.
Se di tanto in tanto capitava che un pittore o uno scultore seguisse la presentazione di un libro, devo invece dire che non è mai capitato che uno scrittore o un poeta si interessasse alle opere esposte: mai una volta. Ogni tanto provavo a coinvolgerli, chiedendo “cosa ne pensi della mostra?”, ma le risposte erano “boh”, oppure “ah, io non capisco nulla di arte”, o meglio ancora “quale mostra?” Nei due anni ho provato vari modi e stratagemmi per cercare di far incontrare i due mondi, ma inutilmente: a nessuno fregava una cippa.

Andros

Prima versione pubblicata online nel 2008

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