Nona puntata – L’arte delle virgolette

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Andros – Anche l’occhio vuole la sua arte
Poliuretano, plastica e ferro

Questo è il resoconto a puntate di quattro anni della mia vita, e della vita di uno spazio espositivo da me aperto a Milano. Benché semiserio, ci sono ben poche cose finte o esagerate, anzi, più spesso ne ho alleggerito la portata. Le prime puntate sono già state inserite in altri siti in passato, le ultime invece no.

Tutto questo accadeva mentre il piccolo mondo intorno a me continuava a reagire alla mia presenza, così come ogni organismo reagisce a un corpo estraneo: il sistema immunitario organizza un bel rigetto.
Non solo rifiutavano le mie opere, ma anche quelle degli artisti che ospitavo; anche se erano tutti diversi tra loro e tutti diversi da me. Si trattava proprio di un rigetto: siccome li avevo sconvolti, tutto quello che esponevo nello Sciorùm li insospettiva. Anche se si fosse trattato di inoffensivi paesaggi bucolici, sarebbero stati timorosi lo stesso.
Dallo stupore iniziale erano passati alla paura, poi al ricorso alle forze dell’ordine, alle offese, allo sterco davanti all’uscio, infine alla provocazione diretta. Tolta la cieca violenza, non restava che la derisione.
«È un “artista”» dicevano, accompagnando le parole con espressioni sarcastiche. Ma non c’era bisogno di quelle smorfie, bastavano le virgolette apposte alla parola artista.

Conosco molto bene quelle virgolette.
Tutti quelli che hanno scelto di dedicarsi a un’arte le conoscono.
«Vuole fare “l’artista”», «ha “velleità artistiche”», «si crede un “artista”»; queste e altre frasi, comprensive delle fondamentali virgolette, entrano ben presto a far parte del DNA di chi ha imboccato il vicolo cieco dell’arte.
Appena iniziato il percorso, sin da piccolo, queste frasi vengono ripetute al malcapitato centinaia di volte, da amici e parenti, parenti degli amici e amici dei parenti.
Un vero lavaggio del cervello. Una iniezione di “fiducia”, tanto per continuare con le virgolette.
Crescendo, le cose non cambiano molto; tranne per i fortunati che amino fare un’arte che si limiti a essere bella secondo le mode vigenti. Lo dico sempre, la bellezza svenderà il mondo. Niente di meglio e di più facile della bellezza, per conquistare gli altri e la loro ammirazione. Questi, quindi, sono gli unici artisti che hanno la speranza di risparmiarsi qualche virgoletta.
Per tutti gli altri non c’è scampo, neanche se diventano famosi, neanche se la Storia decide di ricordarli: basti pensare, giusto per fare un esempio, a quante virgolette debba subire ancora oggi Picasso.
In questo c’è una certa equità: non conta se sei un artista scadente o geniale (anche perché, in base ai punti di vista, i due aggettivi sono intercambiabili), la tua dose di virgolette è assicurata.

Del resto, in un momento in cui l’arte è talmente carica di significati da non averne più alcuno, e in cui la parola artista per i più nasconde chissà quali oscuri valori, le virgolette sono l’unica arma di difesa per chi fa fatica a capire quello che vede, e non si rende conto che capire è sempre un atto che pretende un impegno, senza il quale si riesce a comprendere ben poco.
Quindi, non c’è nulla da fare, le virgolette fanno parte del pacchetto.
Ogni medaglia ha il suo rovescio: gli attori porno prendono malattie veneree, le veline finiscono con i calciatori e gli artisti si beccano le virgolette.
Tutto sommato, non è il caso di lamentarsi, poteva andarmi molto peggio…
Infatti, non mi lamento. Prendo le virgolette e le aggiungo a quelle finora ricevute; magari quando arrivo a un milione vinco anche qualcosa, hai visto mai?
Viviamo pur sempre in un format a base di quiz e gratta e vinci.

To be continued…

Andros

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