Mondi Immondi

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I wish I was never bond.
Poliuretano, polyandros
e resina epossiuretanica.

Brano tratto dal romanzo pubblicato nel 2006 “Mondi Immondi”

Avevo diciotto anni. Ricordo bene quella mostra. Per puro caso, ebbi dei biglietti omaggio per visitarla: incontri, conferenze, proiezioni di film; tutto quello che poteva avere a che fare con scienza e fantascienza.
Proprio legato alle proiezioni, c’era il concorso per illustratori; si trattava di fare un’illustrazione ispirata a uno dei film in programma. M’invitavano a nozze.
Il film «La Cosa», il remake di John Carpenter, fu il mio riferimento e, il giorno seguente, consegnai l’illustrazione a un’avvenente segretaria che, avendola sbirciata, spalancò gli occhi azzurri e disse: «Wow!»
La cosa mi divertì e, devo ammettere, mi eccitò; non mi capitava mai di suscitare simili reazioni in rappresentanti dell’altro sesso.
Il giorno di chiusura della mostra era anche quello della premiazione.

Sono lì già dal primo pomeriggio, voglio godermi per l’ultima volta quell’atmosfera da altro mondo che queste mostre riescono a creare; inalare ancora l’odore della moquette, alternato a quello della plastica, e ascoltare di nuovo il morbido brusio di suoni lontani misti al chiacchiericcio degli astanti.
Con un’ora di ritardo, cominciano i preparativi per la liturgia della premiazione; un tavolo su una pedana, al centro di una grande sala, circondato da sedie e poltrone dove molti dei presenti, me compreso, siedono. Un leggio per sistemare le illustrazioni e una telecamera posta davanti per riprenderle e proiettarle su uno schermo.
Poco prima dell’inizio, la sala è gremita di giovani e non, la maggior parte in trepida attesa del verdetto; consolati e appoggiati da parenti, amici o fidanzate. Noto che tra la folla ci sono alcune persone che conosco di vista.
La giuria è composta da giornalisti, da responsabili della casa editrice che ha organizzato il concorso, e da un disegnatore di fumetti del quale, grazie ai microfoni afoni, non riesco a sapere l’identità. Con estrema difficoltà, riesco a capire che i premiati saranno dieci, ma non riesco a decifrare in cosa consisteranno i premi; avevo letto questi dettagli, ma li avevo subito dimenticati. Cominciano a chiamare i vincitori, il primo nome è il mio, vedo la mia illustrazione proiettata sullo schermo: ho vinto il primo premio e quasi non ci credo.
Salgo sulla pedana imbarazzato, sparuti applausi, stringo la mano ad alcuni giurati; mi dicono qualcosa che non riesco a sentire, scuoto la testa fingendo di capire, sorrido e torno al mio posto.
Chiamano gli altri vincitori. Per ognuno dei premiati ci sono robusti applausi, una ragazza che lo abbraccia affettuosa, amici che lo esaltano, parenti orgogliosi che non smettono di battere le mani; in queste condizioni, anche perdere può diventare piacevole.
Io sono lì, solo. Tentando di catturare al volo schegge dell’altrui felicità, fantasticando di essere anch’io abbracciato, esaltato, applaudito; ma l’incantesimo svanisce presto e la realtà si impone con la solita arroganza, mi sembra di avere tutti gli occhi su di me, mi scrutano, s’interrogano: ma chi è? Cosa vuole?
Di colpo mi sento un intruso, un ladro, un imbroglione che ha preso il premio destinato a un altro; un altro che, al posto mio, sarebbe stato abbracciato, esaltato, applaudito…

Era uno di quei giorni in cui ci si sente piccoli piccoli; tanto piccoli da passare inosservati, ma non abbastanza da non accorgersene.
Me ne andai senza neanche ritirare il premio, ancora oggi non so di cosa si trattasse.
Non c’è premio che basti, per chi non ha con chi dividerlo.

Andros

Tratto dal libro “Mondi Immondi”, prima pubblicazione 2006.
Seconda pubblicazione, solo nel formato ebook, 2016.

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