Le teorie dell’arte – 3 di 6

androsofia, andros art,contemporary art website,art painting sculpture sito d'arte blog,art news aphorismsLe teorie dell’arte – 3 di 6

Continua dalla seconda parte

Il primo a usare la definizione “l’art pour l’art” è Victor Cousin nel 1818, ma il concetto viene reso popolare dallo scrittore Théophile Gautier e dal pittore James Whistler, il quale dice che nulla davvero bello può essere usato per qualcosa, e quello che è utile è brutto perché esprime un bisogno.
La pensa diversamente Leo Tolstoy, contrario all’arte per l’arte. Nel 1896 scrive nel suo “Cos’è l’arte?” che l’unica funzione dell’arte è diffondere valori morali, e non esprimere forme e bellezza. L’arte non è un piacere o un divertimento, ma è di valore quando comunica un’esperienza di sensibilità morale. Si scaglia contro tutta l’arte successiva al Medioevo, ma i filistei interpretano le sue parole come un attacco limitato alle bizzarrie dell’arte contemporanea. Furbi, eh?

Intanto, senza dare tanto nell’occhio, Philippe Burty spinge per l’ingresso dell’arte orientale nell’Occidente, e dà nome al Giapponismo.
Wilhelm Worringer scrive nel 1908 “Astrazione ed empatia” dove collega le decorazioni e gli ornamenti delle culture primitive con il linguaggio dei pittori modernisti. È favorevole all’astrazione, mentre il naturalismo gli sta sulle scatole.
Freud ci mostra, con “l’interpretazione dei sogni”, come i pensieri inconsci guidino i comportamenti umani; per lui attraverso l’inconscio si può comprendere cosa sia l’arte.

Il Modernismo intanto dilaga, dando valore agli ideali del progresso e dell’unicità, che rispondono ai veloci cambiamenti del mondo industriale. Ricerca l’originalità e la novità, rifiuta le tradizioni ed è vicino ai principi del socialismo internazionale. I modernisti ce l’hanno con un sacco di cose, ma il primo nemico da abbattere è la decorazione; accusano molti artisti di essere decorativi e superficiali, tra questi Matisse. Per i modernisti con quello che si spende per adornare le case si potrebbero costruire altre case. Nel 1910 l’architetto Adolf Loos scrive “Ornamento e delitto”, e già il titolo dice tutto.
Proliferano le avanguardie. L’avanguardia è una fondamentale idea modernista per la quale gli artisti sono impegnati in prima linea nello sviluppo di una cultura opposta a quella istituzionale. Il termine viene da una parola militare francese, per le truppe impegnate a guadagnare nuove posizioni nel territorio nemico, a sottolineare la natura battagliera di questi movimenti.

Per Filippo Tommaso Marinetti, abile imbonitore, la storia e la vecchia cultura sono superate, bisogna distruggere musei e biblioteche, esaltare tutto ciò che è nuovo, tutto quello che è veloce: macchine, biciclette, mitragliatrici, elettricità ed eiaculazione precoce. Ehm, no, questa no.
Il poeta Tristan Tzara dà vita al Dada, un movimento anti-arte irriverente e arrabbiato, che per non sbagliare si oppone in pratica a qualsiasi cosa. Dopo la prima guerra mondiale gli artisti Dada non hanno più fiducia nella cultura, in particolar modo nell’arte tradizionale e nell’estetica. L’annullamento dell’arte e della figura dell’artista sono tra i loro obiettivi – sul primo hanno fallito, sul secondo un po’ meno.
Per Marcel Duchamp, dadaista meno radicale e più possibilista – soprattutto verso le proprie opere/non opere -, l’arte è una questione di scelte: il pittore sceglie i colori e dove stenderli sulla tela, e questo non è diverso dallo scegliere un oggetto già fatto da altri e scegliere dove e come esporlo. Per lui non è importante che un’opera si limiti all’idea, ma che non sia solo “retinica”, cioè visiva.
Kandinskij teorizza l’astrazione ne “Lo spirituale nell’arte” del 1911. Come molti altri artisti di quel periodo, è intriso di teosofia, movimento spirituale del tardo Ottocento che influenzò l’arte astratta, e di altre amenità religiose o pseudotali. Più avanti lui stesso si rende conto che l’arte astratta ha aperto la strada a improvvisati e ciarlatani, e se ne lamenta. Pazienza, non si può avere tutto nella vita…

Clive Bell e Herbert Read, avendo molto tempo a disposizione, inventano la teoria della forma significante. Combinazione di linee e colori che solleticano la sensibilità del fruitore, che però deve essere educato all’arte, altrimenti il suo giudizio non conta. Inoltre l’opera deve avere un valore intrinseco, non estrinseco, per cui l’arte figurativa non va bene, no no no, perché si concentra sulla rappresentazione, sull’esteriorità, quindi è brutta e cattiva.
Martin Heidegger intanto non si interroga sulla bellezza o sul fine, ma sulla natura dell’arte. L’arte non è un oggetto, ma un modo per giungere alla verità, e scoprire nuovi modi di riflettere sulla condizione umana. Questa verità che si manifesta coinvolge il pubblico, che interagisce con essa.
Theodor Adorno è un fan irriducibile dell’arte alta, che oppone a quella bassa e alla cultura di massa. Si chiede due cose: se l’arte possa sopravvivere nella cultura della merce della società di massa, e se possa ancora contribuire alla trasformazione della società. Per lui la cultura di massa è psicoanalisi al contrario: avendo le chiavi per comprendere l’inconscio i produttori culturali possono manipolare il pubblico scientificamente.
Per Herbert Marcuse invece l’arte alta afferma i valori della classe dominante nella società, mostrando una perfezione cui le masse ambiscono, ma che non possono ottenere. Quindi è da abolire, in favore di una cultura popolare. L’arte alta non può avere un effetto sovversivo sul sistema, mentre quella popolare sì; persino il kitsch ha un potenziale sovversivo. Il valore dell’arte è essere popolare e sfidare le ingiustizie sociali.

Walter Benjamin scrive nel 1936 “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”, che forma le basi di molta arte postmoderna. Spiega che la tecnologia trasforma la produzione, il consumo e i modi di esperire l’arte. La riproduzione distrugge l’aura dell’opera d’arte; nuove tecniche, come fotografia e cinema, riducono la distanza tra l’oggetto e il pubblico, sminuendo l’esistenza del pezzo unico e mettendone in discussione l’autenticità. Questo ha un potenziale democratico, libera dall’elitismo e libera il pubblico; 31 libera tutti!
Il filosofo Robin Collingwood considera l’arte espressione di emozioni e separa l’artigiano – che produce oggetti precedentemente progettati – dall’artista – che può fare arte anche in modo inconsapevole -, in una visione dell’artista ancora molto romantica.
Negli anni Cinquanta André Malraux sviluppa l’idea del museo senza muri. Come Benjamin, pensa a un’arte democratizzata dalla riproduzione. I musei potrebbero essere sostituiti dai milioni di riproduzioni in circolazione e che affiancano l’arte preistorica a quella contemporanea.

Il dispotico Clement Greenberg parla di formalismo modernista, legato alle teorie di Kant, Hegel, Goethe e Clive Bell. Per lui a fare la differenza per il fruitore non è la sua risposta emotiva, ma il modo in cui la pittura articola le qualità uniche della pittura. Sin da quando la fotografia l’ha liberata dal semplice imitare la realtà, la pittura ha dovuto concentrarsi su ciò che la rendeva una forma d’arte a sé. Cioè, colore, forma e superficie. Per lui la forma è il contenuto di se stessa, non riflette ciò che è esterna a essa. È un fervente sostenitore degli espressionisti astratti, ma mai quanto la CIA.
Per Harold Rosenberg invece non sono le caratteristiche formali a dare un senso alla pittura, ma il fatto che mostri il gesto che l’ha generata, conia così la definizione Action Painting. Per lui la tela è un’arena in cui la psiche dell’artista ingaggia un combattimento con i materiali – e con le fantasie dei critici, aggiungerei.

To be continued…

Andros

Prima parte
Seconda parte
Quarta parte
Quinta parte
Sesta parte

Save

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Bookmark the permalink.

2 Responses to Le teorie dell’arte – 3 di 6

  1. helios2012 says:

    Dai commenti ‘illustri’ si può per fortuna dedurre che tutto è relativo e ….che nulla è certezza

    Il pensiero di Freud poi mi ha fatto sorridere…..Chissà se attraverso i sogni si può comprendere anche cosa porta alcuni psicologi a predicare bene e a razzolare male ….:)

    • Andros says:

      🙂 A mio avviso Freud non è stato un gran bene per l’arte, per esempio ha rinforzato il mito romantico dell’istinto e dell’irrazionalità, che è confluito nel concetto di “subconscio”, fornendo una base pseudoscientifica a teorie logore e pericolose. Non parliamo poi del metodo “psicobiografico”, le sue analisi su Leonardo e Michelangelo sono da mettersi le mani nei capelli.

Leave some words

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.