Le teorie dell’arte – 1 di 6

Voltavolo - andros art,androsofia,libri d'arte aforismi,film art movie,art techniques,tecniche artisticheLe teorie dell’arte – 1 di 6

Penso che senza le teorie l’arte sarebbe più leggera, ma al tempo stesso più ampia, perché qualsiasi teoria tende a ridurre, a selezionare alcune caratteristiche dell’arte privilegiandole sino a considerarle le uniche valide. Le teorie sono intrinsecamente esclusiviste, elitiste e autoritarie, invece di tentare di comprendere il quadro complessivo, riducono il tutto a una parte. Gli esempi sono infiniti: per Véron, Tolstoy e Hirn l’arte è espressione e comunicazione di emozioni; per Lange e Groos è gioco; per Croce, Bosanquet e Bergson è intuizione e tecnica; per Freud, Nietzsche e Parker è voglia di potere o soddisfazione di desideri; per Santayana e Marshall è piacere; per Bell, Fry, Parker e Carpenter è forma; per Fernandez e Maritain è intelletto; per Ortega Y Gasset e Bullough è distacco psicologico; per Lee e Lipps è empatia; per Puffer, Münsterberg, Odgen, Richards e Wood è isolamento ed equilibrio; per Spengler e Mumford è influenza culturale; per Morris, Dewey e Whitehead è invece uno strumento, un mezzo.
C’è persino chi ha pensato di poterne individuare con tale precisione delle componenti universali e condivise da fondare una “scienza dell’arte”, idea alla quale si sono dedicati in tanti, come Taine, Comte, Spencer, Semper, Marx, Engels, Riegl, Fiedler, Dessoir e Bense.
Non capisco proprio perché mai l’arte si dovrebbe accontentare di una parte quando ha a disposizione tutto, e perché mai gli artisti si dovrebbero rannicchiare in un angolino invece di esplorare l’intero ambiente. Questo non vuol dire essere contro le discussioni sull’arte, che sono nutritive, ma solo contro le riduzioni dell’arte a formule ideologiche, che sono distruttive.
Neanche il tempo di uscire dal Neolitico che, grazie alla diffusione della scrittura, le teorie sull’arte hanno iniziato a inquinare l’atmosfera, causando un buco nell’ozono.
Ah no, quelli sono i CFC, mi confondevo; le teorie si sono limitate a rompere le scatole agli artisti.
Giusto per mostrare quale sciagura abbiano rappresentato i teorici e i loro dogmi, ho pensato di fare un breve riassunto dei millenni precedenti, scorrendo molto rapidamente le convinzioni che tanti pensatori hanno riversato sull’arte, e sulla schiena degli artisti che le hanno per lo più subite, ma in alcuni casi anche ideate e promosse.
Credo sia umanamente impossibile raccogliere tutte le idee mai pensate sull’arte, per cui in questa rapida carrellata non ci sono tutte le teorie, e quelle presenti sono semplificate e ridotte all’osso; altrimenti non sarebbe bastata un’enciclopedia – soprattutto per quelle dall’inizio del Novecento in poi, che sono una quantità sbalorditiva. Posso assicurare che fare questa giocosa sintesi è stato tutt’altro che semplice.
Dovrebbe comunque essere sufficiente a rendere l’idea, e alla fine di questa cavalcata sarà chiara una cosa: gli artisti sono riusciti a fare arte, e persino dei capolavori, nonostante questi fardelli e le loro pesanti ingerenze. Se fossi credente lo considererei quasi un miracolo.

Da qualcuno devo pur partire, per cui parto da Siddhartha Gautama, per gli amici Budda, che consiglia la contemplazione: non desiderare ed entrerai nel Nirvana. L’arte però è importante perché è la pratica del fare. L’artista, benché confuso dalla contraddizione tra il fare e il contemplare, riporta gli insegnamenti del Budda e in seguito anche la sua immagine.
Per la religione giapponese dello Shinto, invece, l’arte deve essere effimera e non figurativa. In barba a chi pensa che l’arte del passato fosse fatta per sfidare i millenni, per lo Shinto le opere d’arte devono essere distrutte dopo 20 anni. Chissà i salti di gioia degli artisti.
Per Confucio invece l’arte dev’essere praticata solo per diletto, e quando raggiunge la perfezione non si può più dire se l’arte sia tao o se il tao sia arte; questo sì che è un problema. Come nel buddismo e nel taoismo, l’arte è la pratica del fare: è nel fare che risiede la perfezione.
Per il taoismo l’arte è anche raggiungimento della conoscenza, e dev’essere figurativa e magica, agli artisti vengono chiesti draghi, tanti draghi, sempre draghi.

A un certo punto in Grecia salta fuori quel simpaticone di Platone. Per lui l’arte è la forma degradata di un ideale, è contro la verità, è un gioco stupido, non è utile, è una distrazione, fa male alla gente e alla morale; gli artisti invece sono stupidi, bugiardi e impostori. Oh, e diciamolo una buona volta.
Aristotele invece vede l’arte come un modo per rappresentare il senso intimo delle cose, è mimesi. Un’opera d’arte è completa in sé e tocca al tempo stesso le emozioni e l’intelletto.
Arriva poi Catone il Maggiore, che senza tante storie sentenzia: l’arte corrompe, evitiamola.
L’imperatore Augusto non la pensa così, al contrario suggerisce di circondarsi di copie dall’arte greca, che deve essere laicizzata e decontestualizzata.
Per Plinio l’arte è illusione e ancora mimesi. Ragiona su cosa fa l’arte e su come essa rappresenti il mondo e nel frattempo si lamenta degli artisti contemporanei, perché secondo lui sono incapaci, corrotti e decadenti.

Nel frattempo si diffonde la voce di corridoio che un certo Mosè abbia ricevuto da un certo Dio una lista di 10 comandamenti, tra questi, vi è il divieto di immagini sacre. Su questo divieto cristianesimo, giudaismo e islam hanno posizioni simili, e questo sarà causa di diverse iconoclastie a venire. Grazie tante, a buon rendere.
Maometto non vieta espressamente l’arte figurativa, ma un verso del Corano dice che non c’è nulla a somiglianza di Allah, questo e successivi avvertimenti contro l’idolatria portano alla tradizione islamica di non ritrarre persone o animali. L’artista islamico deve glorificare Allah attraverso la bellezza e la scrittura.
Lungo tutto il Medioevo l’arte è perlopiù sacra e cristiana, e serve per glorificare Dio: che lui lo voglia o no. Dev’essere simbolica, l’uomo è una creatura di Dio e tutto deve essere ripensato su di lui, arte compresa. È Sant’Agostino – che nutre una dichiarata antipatia per l’arte – a stabilire tutti i canoni cui gli artisti sono tenuti ad attenersi.
Nel VI secolo, per Papa Gregorio Magno l’arte serve per veicolare la religione tra gli ignoranti che non possono leggere i libri. Come dire: se non capisci ti faccio un disegnino.
Per gli imperatori bizantini Leone III e Costantino V le immagini religiose incoraggiano l’idolatria e il paganesimo, sono blasfeme. Inizia la distruzione di icone, mosaici e persino monasteri.
Archiviato il Medioevo, il Rinascimento riscopre il mondo classico. Non è più Dio al centro del mondo, ma l’uomo. La mente va usata per imparare dalla vita, non per confermare i dogmi religiosi. L’arte diventa rappresentativa e mimetica, è un’attività intellettuale, per Leonardo è scienza.

To be continued…

Andros

Seconda parte
Terza parte
Quarta parte
Quinta parte

Sesta parte

Save

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Bookmark the permalink.

2 Responses to Le teorie dell’arte – 1 di 6

  1. helios2012 says:

    Per fortuna molti artisti dovrebbero essere liberi (almeno spero) da questi ghetti mentali. L’esplorazione, la curiosità e il movimento (poiché tutto muta e si trasforma anche la vita) dovrebbero far parte delle caratteristiche di un artista che di certo non si dovrebbe limitare al proprio ‘ego’ né all’ altrui ‘ego’ o pensiero che sia.

    Tutto serve per la conoscenza, ma l’esplorazione è altro e non ha confini così delimitati, catalogati e restrittivi 🙂

    • Andros says:

      Purtroppo è facile cadere nel tranello, anche perché se un “pensiero” ha successo accentra tutto l’interesse e le risorse – soldi compresi – e gli altri restano a bocca asciutta. La contrapposizione è anche una lotta per la sopravvivenza.

Leave some words