Le resine epossidiche

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[…] Si tratta di resine che reticolano, polimerizzano, quando viene loro aggiunto un induritore. Facendole reagire con diversi induritori si possono ottenere una buona varietà di materiali rigidi o flessibili; gli induritori più usati sono le nanidridi e le resine poliammidiche. La temperatura della reazione varia in base all’induritore utilizzato; più alta è la temperatura raggiunta migliori saranno le caratteristiche del prodotto finito. […]

Spesso i prodotti epossidici sono il risultato dell’unione di più resine, infatti ce ne sono a uno, due o perfino tre componenti; questo consente una grande varietà e un grande spettro di utilizzi, ma anche una scarsa versatilità. Una epossidica dev’essere utilizzata per lo scopo per cui è stata studiata e difficilmente si adatta ad altri utilizzi; anche se, volendo, si riesce sempre a forzare un po’ la mano. Le epossidiche, insieme con le poliesteri insature, sono le resine termoindurenti più famose e diffuse. Spesso sono trasparenti o ambrate e dal punto di vista meccanico e chimico sono tra le più dure e resistenti che esistano. Hanno un forte potere adesivo e garantiscono una buona stabilità dimensionale, avendo un ritiro in fase di indurimento quasi nullo.[…]

Per le caratteristiche di resistenza e adesione, sono utilizzate principalmente nelle pavimentazioni e nei rivestimenti in generale, nella nautica per la protezione degli scafi e nel campo dei mastici e degli adesivi, anche nella produzioni di vernici e in molti prodotti per belle arti e scenografia.
Mentre altre resine, come le poliesteri, risultano rigide come vetro e altrettanto frangibili, le epossidiche sono più elastiche e per questo più resistenti agli urti e ai graffi.
Generalmente sono bicomponenti, composti da una parte A, che è la resina o l’insieme di resine, e una parte B, che è l’induritore […] La percentuale della parte B da aggiungere a quella A può variare dal 10 al 50 %.

L’uso delle epossidiche per i rivestimenti e in particolar modo per le pavimentazioni è ormai diffusissimo e i prodotti epossidici che permettono di coprire e rinforzare il suolo interno e esterno o i pavimenti di case, negozi, palestre e quant’altro sono tantissimi, per ogni specifica esigenza, e continuano a nascerne di nuovi; sia di prodotti sia di esigenze.
Nelle colle, nei mastici e negli adesivi, le epossidiche hanno ormai uno spazio di tutto rispetto negli scaffali dei negozi di ferramenta. Le colle a due componenti, a volte venduti in due siringhe affiancate oppure nella forma di due bastoncini morbidi come la plastilina da impastare insieme, sono stucchi e adesivi epossidici.
I due componenti vengono mescolati e in tempi abbastanza rapidi, 10-15 minuti, la loro reazione ha inizio e non possono più essere miscelati; di solito nel giro di 12-24 ore l’indurimento si completa. Quelle liquide, di solito vendute in siringhe, sono in genere trasparenti, ma miscelandole rapidamente inglobano aria e diventano torbide, assumendo un tono bianchiccio che in certi casi può risultare antiestetico. Per ovviare a questo inconveniente, si può diluire leggermente la parte A con acetone prima di aggiungere la parte B, questo rallenterà appena la reazione, ma permetterà di miscelare meglio e con più calma i componenti riducendo al minimo la presenza d’aria nell’impasto: nel caso in cui la colla venga usata su legno, è meglio evitare la diluizione con acetone. Colle e resine epossidiche si possono anche diluire con semplice alcol etilico, oppure con diluente; questi però le possono indebolire. […]

Le proprietà più preziose delle epossidiche sono quattro: il forte potere adesivo, il calo di volume quasi inesistente, l’enorme resistenza meccanica e chimica e infine l’insensibilità all’umidità.
Queste resine incollano perfettamente su una vasta quantità di materiali, tra i quali metallo, vetro, legno, PVC, policarbonato, polistirene, nylon, resine fenoliche e poliesteri e, ovviamente, anche su se stesse. Se colate su resina poliestere insatura attacca ugualmente bene, e lo stesso avviene colando una poliestere sulla epossidica; però, urti e colpi secchi potrebbero farle staccare.
Le epossidiche incollano persino su polietilene e polipropilene, purché rigidi, infatti sulle morbide pellicole di PP e PE non fanno presa. È importante saperlo, perché queste pellicole oltre a non restare incollate alle epossidiche, rendono la loro superficie molto liscia e lucida. Le epossidiche possono essere stese sul polistirolo, come già detto, e vi aderiranno senza aggredirlo o scioglierlo.

La capacità di non avere cali dimensionali, è utilissima anche negli stucchi epossidici, che riempiono le parti senza lasciare vuoti e punti non a contatto, come potrebbe capitare con altri stucchi. Della resistenza abbiamo già parlato; è la cosa che le rende tra le più diffuse nelle pavimentazioni. Per quanto riguarda l’umidità, è vero che una volta indurite non la temono; ma in fase di catalisi o prima ancora, quando il prodotto è riposto nel suo contenitore, l’umidità più incidere, soprattutto nei tempi di polimerizzazione. Anche il calore, come per tutte le resine, ha la sua parte in questo; lavorando con temperature ambientali elevate si accelera il loro tempo d’indurimento, cosa da tenere presente d’estate.

Anche gli svantaggi di queste resine sono quattro. Il primo è che, pur essendo in genere inodori o quasi perché non contengono solventi, in realtà possono essere più nocive di altre resine dall’odore più pungente, come la poliestere insatura. È bene proteggersi adeguatamente, anche perché, non sentendo strani odori, è facile dimenticare la loro possibile pericolosità.
Il secondo è la lenta polimerizzazione, in certi casi esasperante; e almeno in parte questo problema si può risolvere, più avanti scopriremo come. Il terzo è che, pur essendo nel loro insieme molto versatili, perché in base alla composizione chimica possono rispondere alle esigenze più disparate, prese singolarmente queste resine sono poco adattabili, essendo studiate e perfezionate per un singolo uso; ma anche questo problema può essere in parte superato aggiungendo varie sostanze, come vedremo.
Il quarto, infine, è il loro costo: sono tra le resine più salate, probabilmente le più care in assoluto. E per questo, purtroppo, non ci sono soluzioni; se non quella di individuare le anime pie che le vendono a prezzi più umani. […]

Andros

Brano tratto dal libro “Resine poliesteri ed epossidiche – Cosa sono, come usarle“, 2016 – Disponibile in formato ebook in tutte le librerie online.

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One Response to Le resine epossidiche

  1. helios2012 says:

    Consigli preziosissimi….

    Libro che non dovrebbe mancare ad un artista, anche se opera in maniera differente, se non altro per voglia di conoscenza.

    Libro che ho letto avidamente come tutte le persone curiose. 🙂

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