Le resine epossidiche

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Brano tratto dal libro “Resine poliesteri ed epossidiche – Cosa sono, come usarle“, 2016 – Disponibile in formato ebook in tutte le librerie online.

[…] Si tratta di resine che reticolano, polimerizzano, quando viene loro aggiunto un induritore. Facendole reagire con diversi induritori si possono ottenere una buona varietà di materiali rigidi o flessibili; gli induritori più usati sono le nanidridi e le resine poliammidiche. La temperatura della reazione varia in base all’induritore utilizzato; più alta è la temperatura raggiunta migliori saranno le caratteristiche del prodotto finito. […]

Spesso i prodotti epossidici sono il risultato dell’unione di più resine, infatti ce ne sono a uno, due o perfino tre componenti; questo consente una grande varietà e un grande spettro di utilizzi, ma anche una scarsa versatilità. Una epossidica dev’essere utilizzata per lo scopo per cui è stata studiata e difficilmente si adatta ad altri utilizzi; anche se, volendo, si riesce sempre a forzare un po’ la mano. Le epossidiche, insieme con le poliesteri insature, sono le resine termoindurenti più famose e diffuse. Spesso sono trasparenti o ambrate e dal punto di vista meccanico e chimico sono tra le più dure e resistenti che esistano. Hanno un forte potere adesivo e garantiscono una buona stabilità dimensionale, avendo un ritiro in fase di indurimento quasi nullo.[…]

Per le caratteristiche di resistenza e adesione, sono utilizzate principalmente nelle pavimentazioni e nei rivestimenti in generale, nella nautica per la protezione degli scafi e nel campo dei mastici e degli adesivi, anche nella produzioni di vernici e in molti prodotti per belle arti e scenografia.
Mentre altre resine, come le poliesteri, risultano rigide come vetro e altrettanto frangibili, le epossidiche sono più elastiche e per questo più resistenti agli urti e ai graffi.
Generalmente sono bicomponenti, composti da una parte A, che è la resina o l’insieme di resine, e una parte B, che è l’induritore […] La percentuale della parte B da aggiungere a quella A può variare dal 10 al 50 %.

L’uso delle epossidiche per i rivestimenti e in particolar modo per le pavimentazioni è ormai diffusissimo e i prodotti epossidici che permettono di coprire e rinforzare il suolo interno e esterno o i pavimenti di case, negozi, palestre e quant’altro sono tantissimi, per ogni specifica esigenza, e continuano a nascerne di nuovi; sia di prodotti sia di esigenze.
Nelle colle, nei mastici e negli adesivi, le epossidiche hanno ormai uno spazio di tutto rispetto negli scaffali dei negozi di ferramenta. Le colle a due componenti, a volte venduti in due siringhe affiancate oppure nella forma di due bastoncini morbidi come la plastilina da impastare insieme, sono stucchi e adesivi epossidici.
I due componenti vengono mescolati e in tempi abbastanza rapidi, 10-15 minuti, la loro reazione ha inizio e non possono più essere miscelati; di solito nel giro di 12-24 ore l’indurimento si completa. Quelle liquide, di solito vendute in siringhe, sono in genere trasparenti, ma miscelandole rapidamente inglobano aria e diventano torbide, assumendo un tono bianchiccio che in certi casi può risultare antiestetico. Per ovviare a questo inconveniente, si può diluire leggermente la parte A con acetone prima di aggiungere la parte B, questo rallenterà appena la reazione, ma permetterà di miscelare meglio e con più calma i componenti riducendo al minimo la presenza d’aria nell’impasto: nel caso in cui la colla venga usata su legno, è meglio evitare la diluizione con acetone. Colle e resine epossidiche si possono anche diluire con semplice alcol etilico, oppure con diluente; questi però le possono indebolire. […]

Le proprietà più preziose delle epossidiche sono quattro: il forte potere adesivo, il calo di volume quasi inesistente, l’enorme resistenza meccanica e chimica e infine l’insensibilità all’umidità.
Queste resine incollano perfettamente su una vasta quantità di materiali, tra i quali metallo, vetro, legno, PVC, policarbonato, polistirene, nylon, resine fenoliche e poliesteri e, ovviamente, anche su se stesse. Se colate su resina poliestere insatura attacca ugualmente bene, e lo stesso avviene colando una poliestere sulla epossidica; però, urti e colpi secchi potrebbero farle staccare.
Le epossidiche incollano persino su polietilene e polipropilene, purché rigidi, infatti sulle morbide pellicole di PP e PE non fanno presa. È importante saperlo, perché queste pellicole oltre a non restare incollate alle epossidiche, rendono la loro superficie molto liscia e lucida. Le epossidiche possono essere stese sul polistirolo, come già detto, e vi aderiranno senza aggredirlo o scioglierlo.

La capacità di non avere cali dimensionali, è utilissima anche negli stucchi epossidici, che riempiono le parti senza lasciare vuoti e punti non a contatto, come potrebbe capitare con altri stucchi. Della resistenza abbiamo già parlato; è la cosa che le rende tra le più diffuse nelle pavimentazioni. Per quanto riguarda l’umidità, è vero che una volta indurite non la temono; ma in fase di catalisi o prima ancora, quando il prodotto è riposto nel suo contenitore, l’umidità più incidere, soprattutto nei tempi di polimerizzazione. Anche il calore, come per tutte le resine, ha la sua parte in questo; lavorando con temperature ambientali elevate si accelera il loro tempo d’indurimento, cosa da tenere presente d’estate.

Anche gli svantaggi di queste resine sono quattro. Il primo è che, pur essendo in genere inodori o quasi perché non contengono solventi, in realtà possono essere più nocive di altre resine dall’odore più pungente, come la poliestere insatura. È bene proteggersi adeguatamente, anche perché, non sentendo strani odori, è facile dimenticare la loro possibile pericolosità.
Il secondo è la lenta polimerizzazione, in certi casi esasperante; e almeno in parte questo problema si può risolvere, più avanti scopriremo come. Il terzo è che, pur essendo nel loro insieme molto versatili, perché in base alla composizione chimica possono rispondere alle esigenze più disparate, prese singolarmente queste resine sono poco adattabili, essendo studiate e perfezionate per un singolo uso; ma anche questo problema può essere in parte superato aggiungendo varie sostanze, come vedremo.
Il quarto, infine, è il loro costo: sono tra le resine più salate, probabilmente le più care in assoluto. E per questo, purtroppo, non ci sono soluzioni; se non quella di individuare le anime pie che le vendono a prezzi più umani. […]

Andros

Brano tratto dal libro “Resine poliesteri ed epossidiche – Cosa sono, come usarle“, 2016 – Disponibile in formato ebook in tutte le librerie online.

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