L’artista che ritrae se stesso

Andros - Creative incontinence - Incontinenza creativaL’artista che ritrae se stesso

 

[…] Sul finire del Medioevo, con il rinnovato interesse per gli artisti, aveva iniziato a diffondersi l’autoritratto, in principio inserito per dare volto ad altri personaggi. In realtà, l’autoritratto mascherato in un contesto fittizio è storia antica nell’arte, e alcuni esempi sono arrivati sino a noi, come l’autoritratto che lo scultore egiziano Niankhmptah inserì in una scena di battaglia nei bassorilievi della tomba del visir Ptahhotep, nel 2350 a.C., oppure gli autoritratti di Volvinio dell’835 e di Engelramus del 1070, e in tante miniature medievali ci sono esempi di simili autoritratti.
Anche Fidia lo aveva fatto, Cicerone riporta la notizia secondo la quale Fidia si sarebbe autoritratto sullo scudo di Minerva – e pare si sia anche immortalato significativamente nella figura di Dedalo, nella decorazione del Partenone -, ma ciò fu considerato un atto presuntuoso, criticato dai contemporanei, e come abbiamo visto fu usato come pretesto per mandarlo in esilio.

L’uso diffuso di raffigurarsi nelle vesti di personaggi storici testimonia anche l’ingresso dell’autoreferenzialità nell’arte. Lo fa Mantegna, e anche Raffaello, che nella Scuola di Atene raffigura se stesso e i suoi protettori nelle vesti di antichi filosofi.
Oltre al ritratto mascherato, c’è poi quello in cui l’artista si inserisce nell’opera non nei panni di un personaggio, ma come presenza estranea alla rappresentazione, uno di questi è l’autoritratto di Dürer nel Martirio dei diecimila. In altri casi l’artista si ritrae come immagine a parte inserita nell’opera: un autoritratto all’interno del dipinto. È il caso del Perugino, che nel 1496, in un angolo di un ciclo di affreschi aggiunge un autoritratto inserito in un quadro con tanto di cornice: un quadro dipinto in un affresco. Una sorta di superfirma figurativa e autocelebrativa. Lo stesso faranno gli allievi del Perugino, nel 1501 il Pinturicchio in una Annunciazione, e altri artisti ancora.

Dal Rinascimento in poi questi episodi si moltiplicano, e abbiamo autoritratti di Michelangelo, Caravaggio e tanti altri, ma già nel Quattrocento nascono il ritratto d’artista e l’autoritratto vero e proprio, segni non solo di una rinnovata attenzione nei confronti della figura dell’artista e di una maggiore consapevolezza e un nuovo orgoglio dell’artista stesso, ma anche di un diverso rapporto con i modi di fare arte.
In un’epoca in cui l’artista lavorava solo su commissione, l’autoritratto era una forma di ribellione, perché, per definizione, non aveva altro committente che l’ego dell’artista. Nel Quattrocento il committente può accettare un autoritratto inserito nell’opera, mascherato in qualche modo, ma non è ancora disposto a commissionare o comprare un autoritratto: l’artista non gode ancora di quel genere di attenzione. Solo nel secolo XVII i clienti vorranno comprare autoritratti.
È comunque una spinta verso un modo indipendente di fare arte, svincolato dalla commissione; inoltre, se i ritratti erano per i potenti e i ricchi che ritenevano di dover passare alla Storia, ritraendo sé stessi gli artisti affermavano di essere meritevoli di passare alla Storia. È un enorme passo avanti nella consapevolezza e nella stima di sé.

Dürer è tra i primi a ritrarsi, con aria ascetica, capelli lunghi e la barba, simile al Cristo, così farà anche il Parmigianino. La Chiesa non amava queste analogie, ma le tollerava in virtù dell’insegnamento cristiano secondo cui il fedele dovrebbe imitare Gesù, seguirne l’esempio.
Da allora la pratica dell’autoritratto si diffuse; e già nel Seicento era ormai un sottogenere pittorico riconosciuto e affermato.
Nel 1650 Poussin è non solo un grande pittore riconosciuto come tale, ma anche un uomo famoso, del quale si può volere il ritratto; infatti, il collezionista Chantelou volle un ritratto dell’amico Poussin, ma questi preferì fare un autoritratto piuttosto che farsi ritrarre da un collega.
In questo autoritratto Poussin si raffigura con un elegante mantello e con in mano non un pennello ma un libro, apparendo più come un umanista che come un artista, o “peggio ancora” un artigiano. […]

Andros

Tratto dal libro “Storia dell’artista”, edizione ebook e cartacea 2014.

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2 Responses to L’artista che ritrae se stesso

  1. helios2012 says:

    Aspetto di leggere il libro….comunque anche il tuo autoritratto è molto significativo ”Incontinenza creativa”

    Forse la cosa più problematica per te , non sarà stato eseguire il tuo autoritratto, ma trovare il pannolone che ti sei messo in testa 🙂

    La trovo un’idea geniale 🙂

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