L’arte del falso – 5 di 6

Cero una volta - AndrosL’arte del falso – 5 di 6

Continua dalla quarta parte

Alceo Dossena, giovane scalpellino quasi senza istruzione, costruì in breve tempo una solida reputazione per la sua abilità nel copiare non tanto le opere quanto lo stile di qualsiasi maestro del passato. Fin quando, nel 1916, incontrò Alfredo Fasoli e Alfredo Pallesi, due mercanti d’arte dalla morale ballerina che gli commissionarono – per pochi soldi – delle imitazioni di famosi scultori dicendo di volerle vendere come copie. Dossena ne fu ben contento, e si impegnò trovando anche nuove tecniche per dare alle opere un aspetto antico e renderle simili agli originali. Fasoli e Pallesi avevano però in mente tutt’altro: iniziarono a vendere le sculture di Dossena come originali, e in pochi anni le piazzarono in giro per il mondo.

Riuscirono a ingannare i musei di Berlino, Monaco e Roma, ma soprattutto in America trovarono una vena d’oro. L’institute of Arts di Detroit cadde per due volte nell’inganno, e il Met, Metropolitan Museum of Art di New York, comprò una statua greca del V secolo a.C. prodotta da Dossena. Il quale dal canto suo se la cavava a stento con lo scarno guadagno, angosciato da una brutta malattia che aveva colpito la moglie. Finché un suo amico, di ritorno dagli Stati Uniti, lo avvertì che le sue opere erano state vendute come originali, mostrandogli anche i cataloghi. Solo allora Dossena si rese conto di essere stato ingannato, e nel 1929 portò i due truffatori in tribunale.

Le prove che Dossena fu in grado di esibire furono schiaccianti, non ultime i pagamenti ricevuti per ogni singola opera, circa l’equivalente di 150 euro di oggi, una somma risibile. Il totale dei soldi ricevuti per le decine di sculture realizzate per Fasoli e Pallesi era molto inferiore alla somma incassata da questi per una sola di quelle opere. I due furono costretti a pagargli l’equivalente di cinquantamila euro di risarcimento. Il processo ebbe una forte eco nel mondo, spaventando musei e collezionisti, con successive richieste di indennizzi. Il governo finì col requisire tutte le opere presenti nella bottega di Dossena.
Alcuni musei non chiesero alcun risarcimento, seguendo l’esempio del Museum of Fine Arts di Boston, che aveva acquistato la copia di un’opera di Mino da Fiesole; uno dei suoi direttori dichiarò: «Continueremo a esporla. È un’opera splendida, chiunque ne sia l’autore.»
Mossa molto intelligente, non solo per l’understatement che esibisce, ma anche perché conferma che la scelta fatta dal museo era stata prima di tutto una scelta di qualità, e non solo dettata da un nome e da una data.

Il Met di New York invece nel 1933 visse un altro brutto episodio con dei falsari: tre guerrieri etruschi di terracotta, due dei quali alti più di due metri, pagati a peso d’oro. In seguito si scoprì che erano stati realizzati dallo scultore Alfredo Fioravanti, per il laboratorio artigianale della famiglia Riccardi.
Fu un brutto colpo per Gisela Richter, specialista di antichità greche e romane, archeologa e curatrice del Met, che era stata ingannata da questi falsi; rifiutò di ammettere il proprio errore a lungo, prima di arrendersi all’evidenza, quando Fioravanti firmò una confessione e mostrò il pollice mancante di uno dei guerrieri. Le sculture sono ancora in possesso del Met, stipate nei magazzini.

Intanto Dossena non se la passava bene, l’indennizzo gli era bastato appena a coprire i debiti e il funerale della moglie, era inoltre avvilito dal pensiero che gli altri potessero considerarlo un criminale, infine si ammalò. Pare che in quegli anni il dittatore venezuelano Juan Vincente Gómez gli avesse chiesto di produrre grandi quantità di denaro falso, e che lui avesse rifiutato sdegnato, dicendo di essere un artista, non un ladro.
Vennero messe all’asta tutte le sculture da lui realizzate dopo il processo, ottenendo l’equivalente di 6.500 euro, più o meno la somma che Dossena aveva speso per le attrezzature e i materiali. Con questi pochi soldi, riuscì a tirare avanti per gli ultimi anni che gli restarono da vivere. Non fu mai possibile stabilire con esattezza quante copie furono acquisite in giro per il mondo, ma alcuni stimano che almeno la metà delle opere realizzate da Dossena siano ancora oggi considerate originali.
Chissà come sarebbero andate le cose se Dossena fosse nato quattro secoli prima, forse oggi lo ricorderemmo come un grande del Rinascimento.

Elmyr de Hory è considerato uno dei falsari più dotati del ventesimo secolo.
Di ottima famiglia, fu apprendista di Fernand Léger. Finì in un campo di concentramento perché ebreo e omosessuale, e lì subì delle torture; portato in un ospedale a Berlino, riuscì a scappare, per scoprire che i genitori erano stati uccisi e i loro beni confiscati dai nazisti.
Si trovò alla fine della guerra solo e in miseria, cercando di sopravvivere a Parigi come pittore, ma senza successo, decise quindi di darsi alla falsificazione di artisti come Picasso, Matisse e Degas. Grazie anche all’accento esotico e ai modi raffinati, riuscì a introdursi nell’ambiente hollywoodiano, riuscendo a piazzare molti dei suoi falsi, finché dei suoi Modigliani vennero scoperti, allora riparò a New York.
Tentò ancora di vivere della propria arte originale, ma con scarsi risultati, cosa che lo portò a un tentativo di suicidio.

Si associò con due loschi personaggi, Fernand Legros e Réal Lessard, che ben presto iniziarono a tiranneggiarlo e a sfruttarlo. In seguito si spostò a Roma, dove tentò ancora di proporre la propria arte, stavolta con risultati migliori. Infine si stabilì a Ibiza, dove era stato anche in prigione; gli isolani sembravano averlo adottato anche per la fama di falsario che lo ammantava, e persino in prigione aveva ricevuto un trattamento di lusso. Rilasciava spesso interviste e Clifford Irwing scrisse una sua biografia, Elmyr prese anche parte a un singolare film di Orson Welles, “F come falso”, dove interpretava se stesso. Negli ultimi anni riuscì a ottenere finalmente il successo che aveva sempre sperato per la propria arte, ciononostante, si uccise con i sonniferi nel 1976.
Alcune sue copie raggiunsero le quotazioni degli originali, e sul mercato comparvero delle copie delle copie.

To be continued…

Andros

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
Tagged , , , , , , , , , , , , , , . Bookmark the permalink.

Leave some words