L’arte del falso – 3 di 6

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Continua dalla seconda parte

Il falso delle stampe d’arte ebbe invece un’impennata anche grazie ad artisti come Dalì, che pare abbia firmato ventimila certificati di garanzia per delle litografie che non aveva mai neanche visto. Il mercato è stato invaso da montagne di stampe di Dalì, Matisse, Mirò e altri ancora.
Il numero delle opere ufficialmente accreditate ad alcuni artisti, come Mario Schifano, Jackson Pollock o Piero Manzoni, è talmente alto da far pensare che dopo morti abbiano creato più che da vivi. Lo stesso si può dire di alcuni artisti del lontano passato: di Rembrandt, per esempio, si calcolò vi fossero circa 600 dipinti disseminati nei musei di mezzo mondo, e più di 350 custoditi in varie collezioni private, cosa piuttosto strana, dal momento che secondo gli esperti in tutta la vita ne dipinse solo 320.

Secondo Alice Beckett, che nel 1995 pubblicò “Fakes: forgeries and the art World” addirittura il 40% delle opere dei musei e delle case d’aste sarebbe costituito da falsi. Nei passaggi delle varie compravendite, può inoltre capitare che anche le opere originali diventino false. Secondo Christian Herchenröder, le opere spesso subiscono quelli che potremmo definire interventi invasivi di chirurgia estetica: «Si sottopongono così a operazioni di pulitura e imbellettamento quadri fortemente anneriti, ricoperti di svariati vecchi strati di vernice e solo in parte conservati, facendoli assomigliare a tele o tavole fresche. Sono cure di restauro violente che spesso non lasciano intatti nemmeno i rudimenti dell’originale pennellaggio. Ho visto personalmente brillare fresche e ringiovanite sulle pareti delle gallerie certe opere di cui in precedenza, visionando le esposizioni d’asta, avevo notato l’estremo stato di decadenza. Ora sembravano appena scese dal cavalletto. Nel 1976, un lotto di Sotheby comprendeva un paesaggio brasiliano di Franz Post, con indigeni e rovina coperta di vegetazione. L’angolo inferiore sinistro, la parte di cielo e il finissimo disegno del fogliame non soltanto erano sfregati, ma in parte cancellati e sfogliati al punto da scoprire il legno della tavola. Sei mesi più tardi avevo rivisto il quadro a una fiera d’arte: non si erano fatti solo ritocchi, ma il fogliame era stato nitidamente ridipinto, quasi che il quadro non fosse mai stato danneggiato

Il mercante Daniel Wildenstein raccontò di un certo Gérard che negli anni Venti: «Era un perfetto criminale. Non che i suoi quadri fossero falsi. I quadri erano autentici, ma lui li faceva ritoccare dal suo restauratore. E quello li massacrava. Le ballerine di Degas, per esempio… in origine hanno delle affascinanti teste di scimmietta. Bene, lui faceva ricoprire col pastello le teste di scimmia delle ballerine, e le faceva sostituire con delle teste di bambola. […] Inoltre, questo Gérard non voleva assolutamente vedere mucche in un quadro. Con lui le mucche non avevano scampo. Diceva al suo aiutante: “C’è una mucca in quel paesaggio! Sopprimila! Le mucche non le vuole più nessuno!” Questi dipinti con le mucche cancellate si riusciva ancora, in qualche caso, a salvarli… a recuperare la mucca da sotto il prato. In tutta la mia vita non ho mai visto niente di paragonabile agli arrangiamenti di Gérard. Era sconvolgente. Fortuna che i pittori interessati erano tutti morti. Degas, per esempio, se avesse visto sulle sue ballerine una testa di bambola, una sola, l’avrebbe ucciso

Non è sempre il falsario ad avere la meglio. Un mercante offrì ad Alfred I. Dupont, ricco imprenditore della Dupont Company, un quadro con una sua trisavola, per il quale chiedeva 25.000 dollari. Dupont notò che era dipinto in due stili diversi e rifiutò l’offerta, il mercante allora ribassò più volte il prezzo, fino a chiedere solo 400 dollari. Dupont pagò, e dopo aver fatto analizzare il dipinto scoprì che era stato in effetti ritoccato, ma che sotto la pittura recente c’era un dipinto del Seicento che si rivelò essere opera di Murillo, e che fu valutata per ben 150.000 dollari.

In tempi più recenti si è talvolta sfiorato il ridicolo. Nel 1986 la polizia sequestrò le opere dell’artista americano J.S.G. Boggs, esposte alla Young Unknowns Gallery di Londra. Si trattava di disegni a pastello che raffiguravano banconote: da dieci, da cinque e da una sterlina. Benché le banconote fossero disegnate su un solo lato e fossero chiaramente firmate – e per quanto ben fatte non avrebbero mai potuto ingannare alcuno -, Boggs fu accusato di falsificazione, e portato in tribunale dalla Banca d’Inghilterra. Il grottesco processo vide come testimoni tre nomi noti del mondo dell’arte, Michael Compton, che aveva lavorato per la Tate Gallery, René Gimpel, famoso mercante, e Sandy Nairne, dell’Arts Council.
I disegni erano inoltre in vendita al valore delle banconote che ritraevano, e l’artista li usava come effettiva moneta, per degli scambi con i clienti, esponendo infine i risultati di queste transazioni. Un’efficace provocazione, per sottolineare il nostro modo ipocrita e venale di concepire l’arte, cioè parlarne come se fosse un valore spirituale, ma nei fatti considerarla una valuta: come ci sono il dollaro, l’euro e la sterlina, c’è anche l’arte.
La cosa si risolse con un proscioglimento, ma Boggs si ritrovò più volte in situazioni simili negli anni che seguirono.

Tornando ai veri falsari, c’è da dire che per loro non è sempre rose e fiori, la carriera di un falsario può essere lastricata di soldi, ma può anche essere vista come una carriera destinata al fallimento: se viene scoperto vuol dire che non ha operato al meglio, se non viene scoperto, nessuno sarà a conoscenza della sua esistenza e del suo operato. Si tratta di una rinuncia totale del riconoscimento del proprio valore d’artista. Nonostante ciò, alcuni falsari sono diventati noti, e persino delle celebrità.
Nelle prossime tre puntate, riassumerò le storie – talvolta non allegre – di alcuni dei più noti falsari.

Continua nella quarta parte.

Andros

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2 Responses to L’arte del falso – 3 di 6

  1. helios2012 says:

    Nel caso di Schifano circolava voce che nel momento in cui non era completamente lucido ….chi si occupava delle sue opere riuscisse a fargli firmare qualsiasi cosa.

    La responsabilità più grande forse è di questa gente che era completamente lucida e consapevole e sapeva benissimo cosa stava facendo.

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