La resina poliestere

L'esistenza è un rubinetto che non può vincere né pareggiare - La resina poliestere - andros art,libri d'arte aforismi,film art movie,art techniques,tecniche artistiche

Andros – L’esistenza è un rubinetto che non può vincere né pareggiare
Resina, legno e hot melt

La resina poliestere insatura

[…] Fece la prima apparizione nel 1933 grazie a Carleton Ellis, un eclettico chimico americano che passava con disinvoltura dall’invenzione della prima resina poliestere insatura a quella della prima margarina a base di oli vegetali; spero almeno lo facesse dopo aver pulito le attrezzature.
Pochi giorni dopo la sua scomparsa, avvenuta nel 1941, Time Magazine dedicò un articolo a Ellis, nel quale gli riconobbe il merito di aver permesso la nascita, con le sue scoperte, di più di centomila composti. […]
Nel 1946, una resina poliestere contenente stirene venne fatta reagire con un perossido, cosa che permise la catalisi a temperatura ambiente, aprendo le porte a un’intera famiglia di poliesteri facilmente utilizzabili per calchi e repliche da artisti e/o artigiani di tutto il mondo.

Di solito, queste resine vengono chiamate semplicemente poliesteri, perché è impossibile confonderle con le altre poliesteri, quelle termoplastiche delle quali abbiamo già parlato. Sono le più diffuse e utilizzate in campo artistico, per la realizzazione di calchi rigidi o madreforme e anche per le repliche. […]
Le poliesteri si presentano come un liquido viscoso che, in base alle caratteristiche per le quali è stata studiata la resina, può essere totalmente trasparente, semitrasparente o tendente al giallo o al blu. A questo liquido va aggiunto il catalizzatore, come già detto, è quest’ultimo a innescare la reazione e a consentire la reticolazione e quindi l’indurimento della poliestere a basse temperature; cosa che con resine termoindurenti che necessitano di alte temperature, come le fenoliche, non sarebbe possibile.
Anche in questo caso, come in gran parte delle trasformazioni chimiche, abbiamo degli effetti termici; la reazione di queste resine è di tipo esotermico, cioè produce e cede calore, ma non con temperature elevate, benché da non sottovalutare.
La quantità esatta di catalizzatore da usare è indicata dai produttori e varia da prodotto a prodotto, in genere si tratta del 2% (2 gr per 100 gr di resina), ma può variare dai 5 grammi per chilo, in genere per le resine trasparenti, ai 5 grammi per etto.
Se aggiungeremo una quantità di catalizzatore inferiore a quella dovuta, avremo un tempo di gelificazione più lungo, e quindi un ritardo nell’indurimento; alcuni pensano che questo porti anche a un indebolimento della resina, ma è un errore: bisogna tener presente che la poliestere ha già in sé tutto quello che serve, ed è perfettamente in grado di indurire per conto suo, il catalizzatore ha l’unico compito di innescare e accelerare la reazione che porterà all’indurimento, una minore quantità potrà quindi solo rallentare la reazione. Per questo, non è del tutto corretto considerarle bicomponenti; in realtà si tratta di monocomponenti più catalizzatore.
Tutt’altra cosa è invece aggiungere una quantità di catalizzatore superiore a quella indicata, cosa che non andrebbe mai fatta e che invece fanno quasi tutti. […]
Un eccesso di catalizzatore fa accelerare la reazione, e questo può essere molto utile, ma fa anche aumentare la temperatura, e questo può essere molto dannoso e talvolta pericoloso. In questi casi il ritiro della resina, che di solito è intorno al 2%, aumenta, questo più l’aumento della temperatura causano vari danni, dai più blandi, come l’effetto buccia d’arancia sulla superficie della resina, fino ad arrivare al cracking o addirittura alla rottura della replica.
Questo può anche portare a delle microesplosioni interne, con schizzi di materiale caldo molto pericolosi per gli occhi; il tutto con contorno di sfrigolii ed emissione di fumi fastidiosi e nocivi.
Nel caso in cui si stesse catalizzando una quantità consistente di resina, un chilo o più, la cosa sarebbe ancora più pericolosa, la massa maggiore farebbe aumentare ulteriormente il calore e il rischio di farsi del male fisico; so di un caso in cui un secchio di plastica si è letteralmente fuso per il calore della resina sovracatalizzata, con il risultato finale di un magma informe di poliestere e secchio uniti in un abbraccio termico.
Per lo stesso motivo, è preferibile non catalizzare mai più di un chilo di resina in una sola volta, o perlomeno ridurre la percentuale di catalizzatore nel caso in cui si superi il chilo di materiale. […]

Andros

Brano tratto dal libro “Resine poliesteri ed epossidiche – Cosa sono, come usarle“, 2016 – Disponibile in formato ebook in tutte le librerie online.

 

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2 Responses to La resina poliestere

  1. zeus says:

    molto tecnico e preciso bravi

  2. Andros says:

    Ti ringrazio.

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