Il salvagente bucato

I wish I was never bond - Il salvagente bucato - andros art,contemporary art website,art painting sculpture sito d'arte blog,art news aphorisms

Andros
I wish I was never bond
Poliuretano e polyandros

Il salvagente bucato

Racconto pubblicato nel libro “Sabba di paralleli”, 2005

Il mare sembrava calmo, dopo la tempesta era tornato il sereno. Vedevo attorno a me tante teste galleggiare nell’acqua: persone aggrappate con disperazione al proprio salvagente, tutte desiderose, nonostante le condizioni, di sopravvivere il più a lungo possibile.
Anch’io avevo un salvagente, come tutti. Anzi, quasi tutti: qualcuno galleggiava senza alcun sostegno. C’era chi nuotava, chi cercava di attaccarsi al salvagente degli altri, chi addirittura tentava di sottrarre il salvagente a qualcuno e chi si lasciava annegare senza opporre resistenza all’oceano.
Ammiravo chi, incurante del pericolo, nuotava beato senza appiglio, si immergeva, girava intorno a noi ridendo dei nostri salvagente; si sfrenava fino a non aver più fiato, fino a scomparire tra i flutti. Quasi li invidiavo, avrei voluto fare come loro, ma non ne avevo il coraggio: volevo vivere!
I salvagente erano tutti diversi, stretti, larghi, più gonfi, meno gonfi, a forma di oca o di coccodrillo, rossi, neri, gialli, bianchi, verdi, blu… Ognuno guardava quelli degli altri con commiserazione, quasi con disprezzo; ognuno era convinto di avere il salvagente migliore, che lo avrebbe sostenuto più a lungo, fino alla salvezza.
«Non andranno da nessuna parte, con quegli affari.» pensava uno.
«Mi salverò solo io!» pensava un altro.

Nei soccorsi, al contrario degli altri, non avevo mai sperato.
Proprio mentre tentavo di decidere cosa fare della mia vita, mi accorsi che tutti quei salvagente, in apparenza così diversi, avevano una cosa in comune: erano bucati.
Dapprima ne vidi uno, poi un altro; preso da angoscia, cominciai a osservare con attenzione tutti quelli che mi capitassero a tiro: tutti, erano tutti bucati!
Con lentezza, ma inesorabilmente, stavano tutti affondando, senza neanche accorgersene.
Tentai di avvisarli. Urlavo, facevo segni, sprecavo energie nel tentativo di far aprire loro gli occhi, ma inutilmente: nessuno mi ascoltava. Quei pochi che lo facevano non mi credevano, oppure mi accusavano di volerli terrorizzare.
Continuavano a fare e dire le stesse cose, nonostante i miei avvertimenti.
Li scongiurai allora di guardare i salvagente degli altri, così forse mi avrebbero creduto. Tutto inutile: in pochi volevano guardare i salvagente altrui, distogliendosi dalle proprie cose e dai propri pensieri. Quei pochi disposti a farlo erano così certi da continuare a pensare di essere gli unici dotati di un salvagente sano. Risero, dicendo: «Bene, se loro affondano ci sarà più spazio per me!»
Ero disperato. D’un tratto, un pensiero mi squarciò la mente: mi stavo forse comportando come loro?
Non mi ero reso conto di non aver neanche controllato se il mio salvagente fosse intatto. Come gli altri, lo avevo dato per scontato. Che errore…
Ne ispezionai ogni millimetro, ogni piegolina, ogni curva, e infine la trovai. Eccola lì, proprio davanti ai miei occhi: una falla, tanto piccola quanto mortale, che rendeva quel salvagente del tutto inutile e che aveva già deciso la mia fine.

La scoperta mi fece inorridire, anche il mio salvagente era bucato, come quello di tutti gli altri. Era solo servito ad alimentare false speranze e inutili sforzi. Cosa potevo fare?
Ero stanco, troppo stanco e deluso per passare gli ultimi istanti di vita nuotando libero come un pesce. L’assurdità della situazione, l’ottusità dimostrata dagli altri, l’inutilità di tutto quell’essere e quello sperare, pesavano come una zavorra.
Decisi di lasciarmi andare, staccai le mani dal salvagente e, lentamente, scivolai nelle acque. Gli altri avevano per me solo sguardi divertiti o di compassione, non potevano capire. E come avrebbero potuto? Neanch’io ne ero in grado.
Ero ormai del tutto immerso e ancora sentivo i loro risolini; mi disprezzavano, per loro ero un pazzo, un vigliacco o solo un imbecille.
Mentre riempiendomi d’acqua scendevo sempre di più, sempre di più, sempre di più, guardavo in alto e pensavo: «La prossima volta, meglio un gommone.»

Andros

Tratto dal libro “Sabba di paralleli”, prima edizione cartacea 2005.
Ultima edizione 2014, solo in formato ebook, riveduta e ampliata con nuovi racconti.

sabba completa

Sabba di paralleli - Ebook disponibile presso: IBS - Mondadori - Hoepli - Unilibro
- Webster - Amazon - Deastore - Feltrinelli - Bookrepublic - Rizzoli - Ebookizzati
- Google play store - Kobobooks - Ultimabooks - Mediaworld - Cubolibri - 9am
- Libramente - Libreriaebook - Biblonstore - Il fatto quotidiano - L'Unità

 

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Bookmark the permalink.

Leave some words