Il divorzio dai materiali

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Colori a odio – Andros

Il divorzio dai materiali

Già nel Settecento la manualistica si era trasformata, rivolgendosi non più solo a un pubblico di professionisti o di persone che intendevano diventarlo, ma anche a dilettanti per i quali l’arte era un passatempo. Questo accadde ancor più nell’Ottocento, quando però la parola dilettante divenne quasi un insulto. Alcuni di questi manuali, come quello pubblicato nel 1828 da Langlois de Longueville sull’uso del pastello e dell’acquerello, erano addirittura indirizzati a un pubblico femminile. Il boom della pittura amatoriale aveva anche creato un mercato fiorente di materiali per artisti, con la nascita delle prime fabbriche di colori.

Già nel Medioevo si potevano comprare i colori pronti per l’uso, e sul finire del Quattrocento era diffusa la presenza dei “vendecolori”, speziali specializzati nella manifattura e nella vendita dei materiali artistici, ma è dalla fine del Settecento che si ha la grande diffusione di materiali per belle arti venduti pronti per l’uso, tanto che nel 1766 a Londra nacque la Reeves & Sons, la prima industria di pigmenti pittorici, che divenne fornitrice di colori per la Royal Society of Arts. È un altro segno della grande diffusione della pratica artistica.
La chiusura col passato e con l’arte classica si compie quindi anche nel campo dei materiali artistici, che dopo essere stati fatti a mano per secoli dagli artisti stessi o da speziali, iniziano a essere prodotti industrialmente. È un altro passo verso la deprofessionalizzazione dell’artista, che perde ogni contatto con i materiali e gli strumenti dell’arte, visto che può reperirli in un negozio senza saperne nulla.

Alcuni degli autori dei trattati vendono anche materiali per belle arti, come Carrington Bowles, che oltre a pubblicare un manuale nel 1755 commerciava i colori descritti nel manuale, o come Constant de Massoul, fabbricante di colori e rivenditore di materiali artistici, nonché autore del Treatise on the Art of Painting, o Jean-Francois Watin, produttore e venditore di colori e autore di Art du peintre, doreur, vernisseur.
La manualistica in questi due secoli tende in effetti a diventare una forma di pubblicità occulta, legata a una produzione industriale che viveva un momento favorevole, grazie ai tanti dilettanti.
A Londra, nel 1832 nacque la Winsor & Newton, fondata da William Winsor, un chimico, e Henry Charles Newton, un pittore; ebbe da subito un buon seguito tra gli artisti, tra i quali Turner.

A partire dal 1842 in Francia e in Inghilterra si diffusero i colori già miscelati al legante e venduti in tubetti di stagno, che ebbero un enorme successo. Il progressivo spostamento verso una produzione industriale dei materiali artistici coincise con la progressiva alienazione dell’artista, che oltre a scollarsi da una società che lo riteneva inutile, si allontanò anche dai materiali che utilizzava, perdendone del tutto la conoscenza. Si completò un processo iniziato nel Cinquecento, quando l’artista iniziò a perdere sapere tecnico, e a diventare indifferente alla durata delle proprie opere; nell’Ottocento si abituò a tal punto a questa nuova e ampia gamma di prodotti già pronti che non fu più in grado di prepararli da sé, ne perse l’intima conoscenza e non poté più prevederne le reazioni e la durata nel tempo.
Così, persino un artista come Turner commise gravi ingenuità tecniche, come sovrapporre diversi strati alternati di vernice e pittura senza attendere che gli strati precedenti fossero del tutto asciutti, inoltre continuò a far uso del famigerato Megilp, che si era già dimostrato causa di danneggiamenti.

In quest’ottica, diventa ancora più comprensibile la reazione di alcuni artisti, uniti in gruppi che proponevano il recupero delle tradizioni prerinascimentali della bottega italiana, come i tedeschi Nazareni e gli inglesi Preraffaelliti. Il recupero però era più sulle tecniche che sui materiali, perché se una tecnica si poteva almeno in parte recuperare, con i materiali era più difficile, perché la produzione industriale li aveva del tutto snaturati. Spesso inoltre i nuovi colori industriali non dichiaravano la loro origine sintetica, ma si presentavano con i nomi e i termini degli antichi composti artigianali, aumentando la confusione in materia.
Il preraffaellita William Holman Hunt intraprese una battaglia personale contro i fabbricanti di colori, in particolare accusò la ditta Roberson di vendere merci contraffatte.

[…] Lo scrittore, pittore e chimico Leonor Merimee, nel 1830 si lamentava del fatto che ormai i pittori avessero perso la conoscenza dei materiali del loro lavoro, e non fossero più in grado di valutarne la qualità, che spesso era pessima. Chi li produceva e commercializzava difatti guardava solo al profitto immediato, senza curarsi della loro durata; la diffusione del dilettantismo aveva aperto la strada a una vasta produzione di materiali per belle arti, ma anche a una vasta produzione scadente, sia di materiali, sia di opere. Se si pensa che gran parte di questa produzione era appunto destinata ai dilettanti, l’indifferenza dei produttori diventa più comprensibile: era lecito pensare che quei colori sarebbero stati utilizzati per scarabocchi che non avrebbero aspirato all’eternità.

Alcuni pittori cercavano di stringere un rapporto di fiducia con un particolare commerciante, sperando che garantisse loro dei materiali affidabili, come nel caso del negozietto aperto nel 1874 da Julien Tanguy, dal quale si servirono Cezanne, Pissarro e Van Gogh. Tanguy macinava da sé i pigmenti e preparava i colori su ordinazione; altro vantaggio per gli artisti era che a volte li aiutava, e accettava dipinti in pagamento.
[…] I chimici in tutto questo assunsero un ruolo sempre più importante, diventando consulenti delle maggiori ditte produttrici di colori. Quando inizia il Novecento, la conoscenza dei materiali artistici è ormai appannaggio esclusivo degli scienziati; il divorzio tra arte e scienza, un tempo campi di sapere contigui, è a questo punto effettivo e irreversibile.

Andros

Tratto dal libro “Storia dell’artista”, edizione ebook e cartacea 2014.

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