I miei più cari amici

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Andros – Prima che sia troppo tardi

I miei più cari amici

 

I miei più cari amici
sono nella mia testa,
mi vengono a trovare
durante la tempesta.
Mi indicano la via,
mi danno la soluzione,
una speranza di fuga
da pena e disperazione.
Sostengono i miei passi
facendomi capire
che per quanto io stia male
ho sempre modo di uscire.
Non sempre seguo i consigli,
l’ho fatto un paio di volte,
eppure solo ascoltandoli
le angosce sembrano sciolte.
Lo so, non ci crederete
o potrà sembrarvi forte,
ma i miei più cari amici
sono i pensieri di morte.

Andros

Borborigmi DiVersi”, prima edizione cartacea 2006.
Ultima edizione 2014, solo in formato ebook, riveduta e ampliata.

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Borborigmi DiVersi - Ebook disponibile presso: IBS - Mondadori - Hoepli - Unilibro
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20 Responses to I miei più cari amici

  1. helios2012 says:

    La via di uscita si ritrova dentro di noi : alla fine siamo gli unici veri nemici, ma anche amici di noi stessi e meno mentitori (sempre si sappia guardare dentro e gestire le nostre sabbie mobili prima di farci inghiottire)

    Tutto il resto è letteratura 🙂

  2. helios2012 says:

    Ti confesso, e sai che sono sincera, che questa è l’unica tua opera non riesco a fissarla più di un secondo.

    • Andros says:

      A volte penso che avrei potuto limitarmi a questa scultura, e non fare più nulla. Dice tutto quello che serve.

      • helios2012 says:

        Sai cosa pensavo? Se facessi delle sculture sbarazzandoti di tutti gli adulti inutili e pericolosi per l’umanità e salvassi i bambini e quel 10 per cento di adulti che realmente hanno conservato la propria anima infantile gelosamente (e non solo a parole) non pensi che il messaggio sarebbe ancora più efficace?

        Cavolo, un mondo governato da loro sarebbe decisamente più divertente, meno inquinato, più sincero, meno guerre ( solo per qualche caramella) anche se ammetto…un po’ più caotico, ma caos per caos questo mi sembrerebbe decisamente più positivo e intrigante di quello in cui viviamo noi ora.

        Prima ti ho proposto un salvagente…e lo hai rifiutato perché la sfortuna per te è più significativa della fortuna. Ora ti propongo un mondo solo ludico e spero che non lo rifiuterai solo per paura che qualche bambino ti rifili qualche caramella avvelenata 🙂

        • Andros says:

          Ormai ho smesso del tutto di riporre speranze sull’umanità. Ho una buona memoria, e ti posso dire che gli esseri umani peggiori che abbia mai conosciuto li ho conosciuti da bambino, ed erano bambini. Dei serial killer in miniatura. In effetti, l’insensatezza e l’egocentrismo del nostro mondo ricordano molto il mondo dei bambini, dove non ci sono responsabilità né riconoscimento dei diritti altrui, siamo funestati dal bambinismo. Un mondo governato dai bambini non sarebbe meno sanguinario di quello in cui viviamo, anzi. 😉

  3. helios2012 says:

    Ho voluto stuzzicarti un po’ per vedere come la pensavi. E’ vero, il mondo dei bambini è spietato. Si esprimono istintivamente e spesso con crudeltà, ma forse non hanno ancora gli strumenti per controllare il tutto data la giovane età, ma hanno ancora la capacità di sognare. Giustissimo quello che affermi sul nostro mondo degli adulti, ma loro dovrebbero avere gli strumenti per gestire il loro malcostume.

    Ora mi sorge un dubbio, ma i salvagenti bucati li hanno lasciati tutti a noi per farci affondare….e loro si tengono quelli buoni per salvarsi dal letame che loro stessi hanno prodotto? 😉

    C’è un aforisma di Oscar Wilde che non conoscevo scoperto fra le pagine di un libro che mi è stato regalato e che secondo me racchiude una grande verità

    ‘’la società perdona sempre i criminali, mai i sognatori’’

    • Andros says:

      Sì, spesso converrebbe essere criminali, ahimè. Secondo me i salvagente sono tutti bucati, la differenza sta tra chi se ne rende conto e chi no, prima o dopo affondiamo tutti. Molti anni fa ho anche scritto un racconto su questo, intitolato proprio “Il salvagente bucato.”

      • helios2012 says:

        Scusa gli errori…ma succede 🙂
        Il tuo libro ‘Il salvagente bucato’ non lo conoscevo. Lo trovo in rete?

        • Andros says:

          Fa parte del libro “Sabba di paralleli”, ma lo puoi leggere sul mio sito, lo avevo messo tempo fa: http://www.androsophy.net/il-salvagente-bucato/

          • Delia Bonazzoli says:

            Ti chiedo
            di non
            essere così
            pessimista…
            altrimenti
            i pochi amici
            li perderai .
            Essere famosi
            dopo la morte
            non serve.
            Vorrei vedere
            un’opera tua
            che dia il senso
            della speranza
            in un mondo migliore .
            Da morti non serve.
            Ciao

          • Andros says:

            Non mi ritengo pessimista, ma se basta esserlo per perdere le amicizie vuol dire che non sono vere amicizie. La cosa comunque mi tocca poco, non ho amici e non ne ho mai voluto avere, quindi non ho nulla da perdere. La morte non potrà rendermi famoso, scivolerò nel nulla dimenticato da tutti, e questa sarà la mia vittoria, ma so che questo è difficile da capire. Non è mio compito dare speranza, non sono un politico o un saltimbanco, a me interessa mostrare le cose come sono, non come vorrei che fossero. Però ti ringrazio per il caloroso interessamento, ciao. 🙂

  4. helios2012 says:

    Intervengo solo perché l’argomento si fa interessante e non per contraddire qualcuno, ma per esprimere solo il mio pensiero. Rispetto per tutti.

    Io credo che non si possa chiedere a Munch a Schiele e a scultori che si esprimono con toni forti( famosi e meno famosi) che forse sarebbe stato meglio che avessero cambiato stile. Fortunatamente ogni artista , se intellettualmente onesto, si esprime secondo propria coscienza e propria sensibilità. Sarebbe una limitazione e prevaricazione sulla libertà espressiva.

    Ciò non toglie, e si spera, che alcune opere servano a smuovere le coscienze, anche nel forte, considerando che l’arte non può essere solo considerata forma di arredo e che il mondo non è uno zuccherino come si vuol far credere, così come l’amicizia che ritengo un termine di cui spesso si abusa per proprio uso e consumo.

    Forse l’amicizia vera rientra nel rispetto che si deve alle altrui diversità, tutto il resto mi sembra più letteratura, e cercando di comprendere che l’arte esula e si estende oltre a quello che ci piace e non ci piace. Ma per fare questo forse bisognerebbe privarsi della propria ottica e riuscire umilmente ad entrare in quella altrui. Non solo i fruitori dovrebbero cercare di farlo, ma soprattutto gli artisti, perché la creatività dovrebbe andare pari passo con la curiosità sana di esplorare anche mondi differenti dal proprio poter apprendere e spaziare. Altrimenti sarebbe tutto circoscritto a se stessi e questo mi sembrerebbe un poco limitativo.

    • Andros says:

      Tutto condivisibile, però trovo difficile che un artista possa porsi “umilmente” e rimanere tale. Del resto oggi l’umiltà è praticata solo a parole, quasi mai nei fatti, che si sia artisti o no. Il pregio e il difetto dell’artista è di avere una visione forte e chiara, e di avere la presunzione di volerla esporre, questo mal si combina con il mito dell’umiltà. Se sia giusto o sbagliato non lo so, ognuno decida per sé. Resta il fatto che, come giustamente sottolinei, un artista intellettualmente onesto non può fare a meno di esprimersi secondo la propria coscienza e la propria sensibilità.

  5. helios2012 says:

    🙂

    Sappiamo tutti quali sono i difetti degli artisti, e l’egocentrismo è uno di questi. Bisognerebbe cercare di contenerlo. Credo però fermamente che la curiosità e l’esplorazione verso altre ricerche differenti dalle nostre dovrebbe essere ovvia, altrimenti che artista sarebbe.

    E per accedere alla curiosità nel voler apprendere anche da altri, io penso che si debba accantonare, almeno per un attimo, umilmente, il solo proprio sapere e il proprio egocentrismo. Altrimenti uno si fermerebbe solo a se stesso. E questo mi sembrerebbe molto riduttivo per un artista. Poi che uno rientri nella propria pelle anche egocentrica e spacciando per suo quello che ha appreso da altri….e ancora un’altra storia. Cosa che succede spesso purtroppo…anche se non rientra in questo tema!

    • Andros says:

      Sono due cose diverse, curiosità ed esplorazione non hanno a che vedere con l’umiltà, che è un pregio solo quando è sincera. Certo che si cerca, si esplora, si empatizza persino con visioni altrui, ci mancherebbe, ma non ci può essere umiltà nel fare un’opera e nel mostrarla al mondo. Sarebbe un ossimoro. In questo senso, l’egocentrismo è un dovere dell’artista, senza il quale non farebbe nulla di ciò che fa. Un artista davvero umile non farebbe l’artista, non farebbe nulla. Per essere ancora più chiaro, lo stesso atto di fare una scultura, un dipinto o qualsiasi altra opera, è sintomo di egocentrismo, perché l’artista è convinto di poter fare qualcosa che valga la pena fare, che valga più del non fare nulla, che abbia qualcosa da dire o che possa piacere a qualcuno. Non sempre l’egocentrismo è un male e non sempre l’umiltà è un bene. 😉

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