Decima puntata – Visitors!

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Andros
In bilico tra l’esser venduti e il venir comprati (Thaneros)
Tessuto e resina epossiuretanica

Decima puntata – Visitors!

In quest’avventura, non voglio far pensare di essere stato solo contro tutti, non sarebbe del tutto vero; qualche piccola collaborazione, nata prima dello Sciorùm, è stata preziosa per mandare avanti la baracca, e c’è stato anche qualche articoletto sui quotidiani a darmi man forte. Persino alcune persone della zona erano diventate frequentatrici abituali dello spazio, anche se io contavo più sugli inviti.

I fruitori erano quindi di due tipi: quelli del luogo, che rifiutavano in partenza quello che vedevano e dei quali ho già parlato in modo esteso, e quelli delle inaugurazioni, provenienti dal resto della città, o da fuori città.
Questi ultimi venivano perché conoscenti di chi esponeva o presentava, perché invitati o per aver letto dell’inaugurazione su internet o su qualche quotidiano; in un certo senso erano selezionati, di sicuro più interessati di chi si trovava a passare davanti alle mie vetrine per puro caso.
Le loro reazioni erano molto diverse, di solito erano stupiti e ammirati, dall’aspetto dello spazio e dalle opere esposte; ancora più stupiti per il fatto che un posto del genere esistesse ed esistesse in una periferia come quella.
Alcuni erano talmente colpiti che si rivolgevano a me come ci si rivolgerebbe a un condannato a morte: “Hai aperto una galleria proprio qui! Beh, coraggio…”
Come se avessi commesso un crimine e ora mi attendesse una lunga espiazione.
Poi mi chiedevano: “E la gente del posto come l’ha presa?”
Sembravano davvero preoccupati. Solo ascoltando queste frasi mi veniva il dubbio di aver davvero corso un rischio.

Poi c’era sempre qualcuno che diceva: “Ma cosa ci fai qui? Non è il posto adatto per te, dovresti andare in un’altra nazione! Potresti avere più successo.”
Chissà perché, la terra promessa è sempre altrove. E chissà perché, questo fantomatico “successo” è sempre in cima ai pensieri di tutti.
Non ho mai sofferto di patriottismo, ritenendomi biologicamente apolide non avrei problemi a lasciare questa terra (in tutti i sensi), eppure questa cantilena m’infastidisce, perché la sento da tutta una vita: quando vivevo a Napoli mi dicevano “ma che ci fai a Napoli? Dovresti andare a Roma! Lì c’è più movimento!”
Quando mi spostai a Roma, cominciarono a dirmi “ma che ci fai a Roma? Dovresti andare a Milano! Ci sono più possibilità!”
Arrivato a Milano, mi suggerirono di lasciare l’Italia; questa storia delle possibilità non la bevo più, diciamo le cose come stanno: la verità è che sto sulle scatole e dicono così per mandarmi fuori dagli zebedei!
Se andassi in Germania mi consiglierebbero di spostarmi in Inghilterra, dove mi spedirebbero in Islanda e da lì in un attimo mi ritroverei sul pack della Groenlandia, solo come il testicolo di un monorchide.

To be continued…

Andros

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