Dead Art – Arte Morta

Art funeral - AndrosDead Art – Ground rules

Art can be considered dead when it does not generate any cultural activity, when it remains isolated from the world. It happens to the works of the past, when they are forgotten, and it also happens to the works of the present time, when they are ignored. The vast majority of the art by living artists do not have the slightest possibility to generate any activity, hence it could be defined dead art, although done in our time and by living beings.
Today almost all the artists make dead art, often without even been aware of it.

Art is dead, so say the rumors, which are unreliable as those from the corridors of power. If this is true, then is also true that human beings are dead, because it is impossible to assume the existence of living human beings without any art, it would be like saying that a man can live without a brain. Well, maybe this is not the most appropriate example, since we can meet hundreds of living beings without brain hanging around. However, acephalous aside, probably the announcement of this death was a bit exagerated, you know how these things go, probably art has just lose the senses; in the sense that it have no sense anymore. Standing there, unconscious, they immediately took for granted it was dead, and they immediately closed the case: it is suicide. There were not even the living wonders of CSI, they would understand in a tenth of a second that it was not a suicide, and above all they would have found that the body was still breathing. Buried alive, the poor art does not even scratch the coffin in an attempt to get out, because it still don’t have the senses back, and until it finds iself at least one sense, I doubt that it will return again to breathe fresh air. It lives there, in the dark, underground, in clandestinity if you will, and does its things without people knowing it. However, since at least two centuries many people insist mourning the death of art, all I can do is just to make dead art. In fact, that’s how I call what I do: Dead Art. Although in hindsight it is an embarrassing thing: if I make art this means that by now I am still alive, because deads usually do not make nothing but lie and rot, but doing dead art, I am something like a dead artist. Then I become a “living dead artist”, which, in addition to make me even more oxymoronic than I ever been, makes me a good character for an out of fashion horror movie. Annoying situation, though Hollywood.
As a dead artist, it leaves me indifferent, being dead I have nothing to worry about.
As a living artist, it breaks my balls a lot.
As a living dead artist, I will just rise again, get out of the niche and get back doing what I’ve always done: art, even if dead.
But a dead that speaks about life, because my works talk about life and its common places, humanity and its hypocrisy, with concept, but not conceptual, because I don’t avoid technique, on the contrary I face it, realizing all the things that I sign. Without using just words, without using the objects as they are and without passing the manual labor to others, as is usually the case in conceptual art. Rather, for me technique and concept are part of the whole, they are two sides of the same coin: if one is missing, the coin is probably false.

Important note for those who turn up their noses if someone has the audacity to call himself an artist: the word “artist” is a noun, not an adjective: taken literally, it just indicate a person who devotes himself to any form of art. It should never be used in evaluative sense, because it is not able to indicate the capabilities of those defined artists, as well as the noun “table” does not indicate the value of a table, or if it is beautiful, ugly, functional, uncomfortable or else; it’s time to stop using the word artist this way. If artist was a license for great talent, then it would not make sense to say “he is a great artist”, because if he is an artist his greatness should be implicit, and would have even less sense to say “he is a bad artist,” because if he is an artist, therefore of great talent, can not be bad. But one can be a great artist or a bad artist, just because artist is not an evaluative term, it takes the adjectives “great” or “bad” in order to highlight the value, the noun is not enough. “Artist” is not a license or a title of honor, nor a divine investiture, but also it is not the habit of a presumptuous man or woman: it is just a simple fact.

As a further benefit, I report the definition of the artist drawn up by UNESCO in 1980:
“Artist is taken to mean any person who creates or gives creative expression to, or re-creates works of art, who considers his artistic creation to be an essential part of his life, who contributes in this way to the development of art and culture and who is or asks to be recognized as an artist, whether or not he is bound by any relations of employment or association.”

Th-Th-Th-Th-Th-Th-That’s all folks!

Arte Morta – Regole di base

L’arte può essere considerata morta quando non genera alcuna attività culturale, quando resta isolata dal mondo che la ospita. Capita alle opere del passato, quando sono dimenticate da tutti, e capita anche alle opere del presente, quando sono ignorate da tutti. La stragrande maggioranza delle opere degli artisti viventi non ha la minima possibilità di generare alcuna attività, la loro si potrebbe quindi definire arte morta, anche se odierna e realizzata da viventi.
Oggi la quasi totalità degli artisti fa arte morta, spesso senza neanche rendersene conto.

L’arte è morta; così dicono le voci di corridoio, che sono inattendibili come quelle di palazzo. Se questo è vero, anche l’essere umano lo è; perché è impossibile ipotizzare l’esistenza di esseri umani viventi privi di arte, sarebbe come dire che si possa vivere senza avere un cervello. Beh, forse questo non è l’esempio più appropriato, visto che esseri viventi senza cervello se ne incontrano fin troppi in giro. Comunque, acefali a parte, probabilmente l’annuncio della sua morte è stato un po’ esagerato, si sono fatti prendere la mano, si sa come vanno queste cose; probabilmente, più che morta l’arte ha solo perso i sensi: nel senso che non ha più alcun senso. Vista lì, priva di sensi, l’hanno subito data per morta, e hanno chiuso il caso: si tratta di suicidio. Allora non c’erano ancora i fenomeni di CSI, loro avrebbero capito in un decimo di secondo che non si trattava di suicidio, e soprattutto si sarebbero accorti che la salma respirava.
Tumulata ancora viva, la povera arte non gratta neanche nella bara nel tentativo di uscirne, perché è ancora priva di sensi, e finché non ne ritroverà almeno uno, di senso, dubito che possa tornare di nuovo allo scoperto. Vive lì, al buio, sottoterra, in clandestinità se vogliamo, e fa le sue cose all’insaputa dei più.
Comunque, visto che da almeno due secoli tanti insistono col piangere la morte dell’arte, a me non resta che fare arte morta. Difatti, è così che chiamo ciò che faccio: Arte Morta.
Anche se a ben vedere la cosa è imbarazzante: se faccio arte vuol dire che per ora sono ancora vivente, visto che di solito i defunti non fanno null’altro che giacere e decomporsi, ma facendo arte morta, non posso che essere un artista morto. Divento quindi un “artista morto vivente”, il che, oltre a rendermi ancora più ossimoro di quanto non sia mai stato, mi fa diventare un personaggio buono al massimo per un film dell’orrore, per giunta fuori moda. Situazione fastidiosa, benché hollywoodiana.
Come artista morto, la cosa mi lascia indifferente: essendo morto, non ho nulla di cui preoccuparmi.
Come artista vivente, mi girano i colori un bel po’.
Come artista morto vivente, mi limito a risorgere, uscire dal loculo e tornare a fare quello che ho sempre fatto: arte, anche se morta.
Una morta che però parla di vita, perché è di vita e dei suoi luoghi comuni che parlano i miei lavori, dell’umanità e delle sue ipocrisie; sono di concetto, ma non concettuali, perché non rifuggo la tecnica, ma al contrario le vado incontro realizzando le cose che firmo. Senza affidarmi alla sola parola, senza usare gli oggetti così come sono e senza delegare il lavoro manuale ad altri, come di solito avviene nell’arte concettuale. Per meglio dire, per me tecnica e concetto sono parte del tutto, sono due facce della stessa moneta: se una delle due manca, probabilmente la moneta è falsa.

Nota importantissima per tutti quelli che storcono il naso se qualcuno ha l’ardire di definirsi artista: la parola “artista” è un sostantivo, non un aggettivo: presa in senso letterale, indica solo una persona che si dedica assiduamente a una qualsiasi forma d’arte. Non dovrebbe mai essere usata in senso valutativo, perché essa non è in grado di indicare le capacità di chi viene definito artista, così come il sostantivo “tavolo” non indica il valore di un tavolo, né se è bello, brutto, funzionale, scomodo o altro; sarebbe ora che si smettesse di usare la parola artista in questo modo improprio. Se artista fosse una patente di grande talento, allora non avrebbe senso dire “è un grande artista”, perché se è artista la sua grandezza dovrebbe essere implicita, e avrebbe ancora meno senso dire “è un artista scadente”, perché se è artista, quindi di grande talento, non può essere scadente. Invece si può essere grandi artisti o artisti scadenti, proprio perché artista non è un termine valutativo, ci vogliono gli aggettivi “grande” o “scadente” per sottolinearne il valore, il sostantivo non è sufficiente. “Artista” non è una patente, né un titolo onorifico, né un’investitura divina, ma neanche il vezzo di un presuntuoso: è un semplice dato di fatto.

A ulteriore beneficio, riporto la definizione dell’artista redatta dall’UNESCO nel 1980:
“Per artista si intende ogni persona che partecipa con la sua immaginazione/interpretazione alla creazione o al rifacimento di opere d’arte, che ritiene la creazione artistica come un elemento essenziale della sua vita, che contribuisce in tal modo allo sviluppo dell’arte e della cultura, che è o chiede di essere riconosciuta come artista, indipendentemente dal fatto di essere o no legata a un vincolo di lavoro o di associazione.”

Th-Th-Th-Th-Th-Th-That’s all folks!

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