Bara 4: la scema del delitto

Andros - Codice a bare - Bara 4: La scema del delitto - andros art,libri d'arte aforismi,film art movie,art techniques,tecniche artistiche

Andros
Codice a bare
Romanzo 2009

Bara 4: la scema del delitto

[…] Stammi bene a sentire; te lo racconto io come sono andate le cose.
Immagina la scena: come faccio spesso, ho passato la notte al Paraferno e non mi va di alzarmi alle sette; è come svegliarmi nel cuore della notte. Il telefono senza feeling, però, non è d’accordo e inizia a squillare sbattendosene.
Riesumo un braccio dal piumone e lo poggio sul comodino alla ricerca del telefono, lo porto all’orecchio e un fragoroso colpo parte, svegliandomi del tutto.
Cazzarola: per sbaglio ho preso una delle mie venticinque pistole, quella che tengo sempre sul comodino pronta all’abuso.
«Chicazzosei?» rispondo come sempre: non sono mai stata un tipo senza scazzo alla risposta.
«Ah, salve capo, ok capo, arrivo capo… come dice capo? Ok capo, non la chiamerò più capo. Allora come devo chiamarla, capo?…» era il commissario Eddy Retto; che rompeva come al solito. Metto giù ed esco dall’appartamento estirpando il fumo dalla sigaretta come un mantice tachicardico.
«Neanche quando sono fuori servizio mi lasciano in pace… “Hanno ucciso un pezzo grosso!”» quest’ultima frase la borbotto imitando la voce del commissario «E chi se ne sbatte del pezzo grosso, dico io, è morta, no? Non è più un pezzo grosso: è solo un pezzo in putrefazione. “Non ho agenti disponibili”, ma se nel mondo ci sono più poliziotti che buchi del culo! E domattina ho anche un noiosissimo appostamento…»
Passo davanti alla porta del mio vicino, non lo so ancora che si tratta di quella cimice di Eugenio, e ci tiro sopra un pugno; così, giusto perché si ricordi di non fare più tutto quel casino.
Ingrano la prima e parto di scatto senza guardarmi intorno; una stupida madre con carrozzina, per evitare le mie ruote, si butta sotto quelle di una betoniera di cioccolato fuso in transito lungo via Nestlé.
L’uomo alla guida non si offende per nulla e continua verso la sua destinazione. Anche i rari passanti intenti a pippare le strisce stradali si limitano a sbirciare la poltiglia, cercando di indovinare quale parte fosse del figlio e quale della madre, per poi riprendere dubbiosi la propria strada.
Come puoi immaginare, già allora era così: tutti giravano solo in auto ed era sempre più raro vedere qualcuno camminare; la curiosità era più quella di vedere un passante che di vederne la carcassa. In molti non credevano neanche più nell’esistenza del pedone: antica figura mitologica, metà uomo e metà cadavere sulle strisce. Agli straccioni che potevano permettersi solo di camminare non restava che prenderla in quel posto; a terga alterne.

«Mi spieghi perché mi hai fatta venire?»
«Perché sono bravo a far godere le donne!» mi dice ridendo l’agente Alfredo Sigela, sigillato in una tuta bianca; lo levigo con lo sguardo e lui rinuncia alla coda della risata dicendo: «Certo che questa casa è un frigo: temperatura polare. Ehm… Carina, Per caso hai con te del Luminol?»
«Del Luminol?»
«Sì, Luminol, l’ho dimenticato in laboratorio, mi serve per vedere se ci sono tracce di sangue; non vedi mai i telefilm polizieschi?»
«Io sì, tu invece dovresti guardarne di più: nei telefilm non dimenticano mai nulla! Mi hai trascinata qui per fare il tuo lavoro? Mi spieghi poi a che serve il Luminol in questa stanza? Le tracce di sangue sono lì, forti e chiare, le riconoscerebbe anche un idiota: quindi, dovresti vederle benissimo.»
«Cosa c’entra? Potrebbe esserci altro sangue, invisibile.»
«Seee, magari sono passati i Fantastici 4 e alla donna invisibile sono venute le sue cose… macheccazzodici?»
«Io ho del Viakal!» si inserisce un curioso che vaga tranquillo per le stanze della vittima «Può andar bene?»
«Ma no…» risponde Sigela «A cosa vuole che serva? A meno che la proprietaria del sangue non fosse affetta da ipercalcemia; ma, a giudicare dal rigor mortis, non credo le interessi eliminare il calcio dal sangue.»
«Invece serve eccome» dico buttando a terra la sigaretta ai fermenti lattici, «con tutto lo schifo che c’è qui, almeno dai una bella pulita e ti rendi utile.»
«Già fatto; nel cesso c’era una pattumiera piena di roba disgustosa: ho buttato tutto.»
«Bene, hai un futuro nelle imprese di pulizia.»
«A proposito di pulizia, in cucina c’è quella delle pulizie, è per interrogare lei che sei qui, prova a capirci qualcosa; ma ti avverto, non viene da una omnipoli, non parla bene la Lingua.»
«E vabbè, lei non la parla e tu non la capisci, siete pari…» così secco quell’ebete e trasloco in cucina.

Andros

Brano tratto dal libro “Codice a bare”, prima pubblicazione 2009.
Seconda pubblicazione, nel solo formato ebook, 2016.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Bookmark the permalink.

Leave some words

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.