Arte e sofferenza

your pain is my pleasure

Andros – Your pain is my pleasure

Arte e sofferenza

 

L’artista deve soffrire, altrimenti che artista è?
Questo spiega e giustifica l’esistenza dei critici d’arte e dei curatori: bravi come loro ad infliggere sofferenze agli artisti ce ne sono davvero pochi. Forse solo la fame e lo sciopero della fama riescono a infliggere altrettanto dolore all’artista, che ne approfitta per sublimare tutto questo patimento e creare opere più o meno immortali.

Le vite sofferte degli artisti del passato parlano chiaro. Certo che, quando si tratta di sofferenze mentali, è facile venirne a conoscenza, gli storici sono generosi di dettagli sulle loro manie, fobie e storture mentali; sono argomenti che con la figura romantica dell’artista si accompagnano sempre bene, come la maionese col pesce. Ma chissà di quali altri problemi, di certo non meno importanti, hanno sofferto quegli artisti; problemi magari imbarazzanti, sui quali gli storici preferiscono tacere: per vergogna, per rispettare la memoria dei geniali defunti o semplicemente perché così li renderebbero troppo umani per i nostri gusti. Chissà quante non ne sappiamo…

Magari il Pinturicchio (prima maniera) era affetto da ipoplasia peniena o forse Rubens soffriva per una maledetta unghia incarnita, chi può dirlo? E Leonardo da Vinci? Forse era preda di flatulenza cronica; il che spiegherebbe finalmente l’enigmatico sorriso della Gioconda: provate voi a sorridere mentre posate per uno scorreggione!
Dissenteria, malformazioni, ascelle fetide… tutti problemi che, quasi sicuramente, attanagliavano tanti artisti del passato, come attanagliano quelli del presente, ma nessuno ne parla mai.
Eppure, trattasi di problemi che possono complicare una vita, possono renderla sofferta e dolente quanto e forse più di una semplice fobia, che però fa più chic.

Comunque, una cosa è certa, perché vox populi, vox dei: l’artista deve soffrire! Più c’è sofferenza, migliore è l’opera. Sulle frasi fatte non si discute.

Colgo quindi l’occasione per ringraziare quanti mi hanno reso la vita difficile, in modo premeditato o no; le persone che mi hanno ferito fisicamente, quelle che mi hanno massacrato psicologicamente; tutte le cose che avrei voluto avere e che sono state così buone nei miei confronti da non farsi ottenere; tutte le donne che ho desiderato e che, con grande generosità, non si sono mai concesse; tutte le donne che invece si sono concesse per potermi danneggiare meglio; tutte le cose che andavano esattamente al contrario di come volessi; tutte le piccole casualità che sono andate a mio sfavore; tutti i treni che ho perso e tutti i treni che non sapevo neanche esistessero; tutti gli impiegati dietro qualsiasi sportello che ho avuto in sorte di incrociare; tutti i precari di qualsiasi call center con i quali sono stato costretto a parlare; tutti i burocrati con i quali ho dovuto tentare disperatamente di ragionare.

Ringrazio persino un mio vecchio paio di jeans, la cui chiusura lampo difettosa si incastrò nei miei peli pubici regalandomi alcune lancinanti fitte creative. Chissà quante opere devo a quella fondamentale esperienza.

Ringrazio soprattutto i miei genitori, seppur alla memoria, che mi hanno voluto chiamare in causa, per poi farmi pagare la parcella dell’esistenza, rendendomi partecipe di questa grande e dolorosa esperienza che è la vita: tutto questo solo perché nove mesi prima che io nascessi non avevano un cappio da fare.
La noia fa danni incalcolabili!

Brano tratto dal libro “Il fuoco dell’arte”, del 2006.

Andros

il fuoco dell'arte

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3 Responses to Arte e sofferenza

  1. helios2012 says:

    – Comunque, una cosa è certa, perché vox populi, vox dei: l’artista deve soffrire! Più c’è sofferenza, migliore è l’opera. Sulle frasi fatte non si discute. –

    Oggi mi sento un po’ come la maschera che hai postato…ma devo confessarti che mi hai strappato anche un sorriso.

    I luoghi comuni abbondano anche in senso generico e non riferito solo agli artisti. Sulle frasi fatte non si discute se non fosse per un certo retrogusto e una certa osservazione a cui siamo abituati che ci porta a pensare che non tutte le parole zuccherose (più di circostanza…) riflettano l’esatto pensiero di chi pronuncia le parole stesse.

    In fondo la rivincita dell’artista che sa vedere ‘oltre’ è riuscire a mettere a nudo l’anima altrui….anche se con gli debiti scongiuri 😉

    Continua privatamente …appena mi sento. 🙂

    • Andros says:

      Vedere oltre può diventare una condanna, non capire a volte è una salvezza. Vorrei tanto chiudere gli occhi e lasciarmi confondere dalle parole, perché quello che vedo negli esseri umani mi piace sempre meno.

  2. helios2012 says:

    Continuo…..(scusa)

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