The “A Theory” – La “Teoria A”

The “A Theory”

In this mapping of human chromosomes, observed through the microscope of art, in this “humane genome project”, which analyzes the DNA of the existence, and that I called androsophy, I use all possible methods of investigation, without any limits of form and means.
I do not lock myself in the ghetto of the style or of the theme. Because often they become excuses to repeat the same work indefinitely, perhaps to please the market need to deal with artists who are always easily recognizable and identifiable by the unique characteristics that made them more or less known.
I do this not only dedicating myself to various forms of art, but interlacing them, incorporating them, I make them rise from each other, I let them influence each other. Each of them is a part of the whole.
From this considerations, came the idea of a “A Theory”, which mocks the well-known “M-theory”, which in theoretical physics is the theory of everything, that should gives an explanation of the laws of nature bringing them together.
Much more modestly, the “A Theory” is instead the theory of my everything, which includes the seven androsophy guidelines, and all the works which they contain – as well as many works that I have now decided not to include in the site -, everything I’ve ever done with any discipline, material and technique. Intertwined to compose a single huge puzzle.
Getting the right emotional distance, neither too close nor too far and neither too in favour nor too adverse, one can be able to see the whole and what it represents.
In this sense, the “A Theory” refers to the practice of hybridity and to the supergravity that holds together these hybrids, hence any work I have ever done: including the theoretical structure of this site, the texts – including the one you are reading now – and even the very idea of androsophy.
The divisions are never sharp, because often an issue is interlinked with others, but above all, are not determined by the medium or technique.
The cases in which my works are intertwined and artistic practices copulate to generate new works are many, I will list a few:

– The sculpture “Art Funeral” was also an installation, then an entire exhibition and now a guideline.
– The sculpture “Ego Bricks” was followed by a second sculpture, then it was an exhibition, and finally became a guideline.
– The last line of the poem “Tivvù” has become a sculpture, then an exhibition and, finally, one of the guidelines.
– The sculpture “Creed Card” was the protagonist of a passage of “Codice a bare“, a novel that also contains references to other works of mine.
– The series of paintings Sur-Faces has become one of the guidelines.
– Some sculptures like “War is a slippery thing, hundreds fall into it“, “Life is a party, a farewell party“, “Our Existence is just an advertisement for Life“,”I use to believe in God, then I was born” and others, are born from some of my aphorisms, which have become their titles.
– The sculpture “The blue faint” has become the main character of one of the tales in the book “Sabba di Paralleli“, but before being a sculpture it was part of a comic I made in the eighties.
– The sculpture “Integralienation” has a real painting on the surface.

I could go on and on, but I think the concept is clear.
There is a continuous interaction between the various things I do, they live together, they have the same goals, they just try to reach them in different ways.
Although in hindsight, the ways are diverse but similar: diversimilar, as the title of one of my sculptures. Just like us humans.
In fact, I am now come to the point where it is increasingly difficult to draw a clear line of demarcation between the various disciplines: when I am drawing or painting am I placing signs together just like when I write? When I make a sculpture am I drawing in three dimensions? When I write am I shaping phrases as if they were clay?
So, to write a painting seems normal to me, as I do with the oil words of the paintings in the Sur-Faces series, and it is also normal to paint a sculpture, like I did with “Integralienation”: sometimes boundaries are only in the mind.

La “Teoria A”

In questa mappatura dei cromosomi umani, osservati attraverso il microscopio dell’arte, in questo “progetto genoma umano” che analizza il DNA dell’esistenza e che ho chiamato androsofia, utilizzo tutti i metodi d’indagine possibili, senza pormi limiti di forma e di mezzi, e senza rinchiudermi nel ghetto dello stile o in quello del tema.
Perché spesso questi diventano scuse per ripetere la stessa opera all’infinito, magari per compiacere il bisogno del mercato di avere a che fare con artisti che siano sempre facilmente riconoscibili e identificabili con quella unica particolarità che li ha resi più o meno noti.
Faccio questo non solo dedicandomi a varie forme d’arte, ma le intreccio, le incorporo, le faccio nascere una dall’altra, lascio che si influenzino a vicenda. Ognuna è una parte del tutto.
Proprio da questa considerazione, nasce l’idea di una “Teoria A”, che fa il verso alla ben nota “Teoria M”, che in fisica teorica è la teoria del tutto, quella che tenta di dare una spiegazione della natura riunendone le leggi.
Molto più modestamente, la “Teoria A” è invece la teoria del mio tutto, che comprende le sette linee guida dell’androsofia, e tutte le opere che esse contengono – nonché le tantissime opere che per ora ho deciso di non inserire nel sito; in breve, tutto quello che io abbia mai realizzato con qualsiasi disciplina, materiale e tecnica. Intrecciate fra loro a comporre un unico, enorme, puzzle.
È sufficiente mettersi alla giusta distanza emotiva, né troppo vicino né troppo distante, né troppo a favore né troppo contro, per riuscire a vedere l’insieme e quello che rappresenta.
In questo senso, la “Teoria A” designa la pratica dell’ibridazione e la supergravità che tiene insieme questi ibridi, cioè qualsiasi opera io abbia fatto: compresa la struttura teorica del presente sito, i testi contenuti – anche quello che state leggendo ora – e persino l’idea stessa dell’androsofia.
Le divisioni non sono mai nette, perché spesso un tema si intreccia con altri, ma soprattutto non sono determinate dal mezzo o dalla tecnica.
I casi in cui i miei lavori si intrecciano e le pratiche artistiche copulano per generare nuove opere sono tanti, ne elencherò alcuni:

– La scultura “I Funerali Dell’Arte” è stata anche un’installazione, poi una intera personale e ora una linea guida.
– La scultura “Mattoncini Ego” è stata affiancata da una seconda scultura, poi è stata anche una mostra e infine è diventata una linea guida. – L’ultimo verso della poesia “Tivvù” è diventata una scultura, in seguito un’intera personale e infine una delle linee guida.
– La scultura “Carta Di Credo Per Sacromat” è stata protagonista di un brano di “Codice a bare”, romanzo che contiene anche riferimenti ad altre mie opere.
– La serie di dipinti Sur-Faces è diventata una delle linee guida.
– Alcune sculture come “La Guerra è una cosa scivolosa, non si contano i caduti”, “La vita è una festa, d’addio” “ La Nostra Esistenza È Solo Una Pubblicità Della Vita”, “Credevo In Dio, Poi Sono Nato” e altre ancora, sono nate da alcuni miei aforismi, che sono diventati i loro titoli.
– La scultura “La FaTTa Turchina” è diventata il personaggio principale di uno dei racconti del libro “Sabba di Paralleli”, ma prima ancora di essere una scultura aveva fatto parte di un fumetto da me realizzato negli anni Ottanta.
– La scultura “Integralienation” ha un vero e proprio dipinto in superficie.

Potrei andare avanti ancora a lungo, ma credo il concetto sia chiaro.
Esiste una continua interazione tra le varie cose che faccio, vivono insieme, hanno gli stessi obiettivi, tentano solo di raggiungerli in modi differenti.
Anche se a ben vedere sono modi diversi ma simili: diversimili, come il titolo di una mia scultura. Come noi esseri umani.
Infatti, sono ormai giunto al punto in cui mi è sempre più difficile tracciare una netta linea di demarcazione tra le varie discipline: quando disegno o dipingo non sto forse accostando segni come quando scrivo? Quando realizzo una scultura non sto forse disegnando in tre dimensioni? Quando scrivo non sto forse modellando frasi come fossero argilla?
Per cui, scrivere un dipinto mi sembra normale, come faccio con le parole a olio dei dipinti della serie Sur-Faces, così come è normale dipingere una scultura, come ho fatto con “Integralienation”: i confini a volte sono solo nella mente.

 

Andros

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