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Il fuoco dell’arte
Monografia su Andros
2006

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Avrò avuto circa sei anni. Un’estate come tante, poco importa dove.
La spiaggia era immensa, perlomeno così appariva ai miei occhi di bambino.
Camminavo al fianco di mio padre, i piedi lambiti metronomicamente da onde leggere come un soffio, ed era come camminare sulla panna.
D’un tratto la vidi. Una grande scultura di sabbia; due figure dolcemente avvinghiate, un uomo e una donna, perse in una copula intensa e interminabile.
Non avevo idea di cosa significasse quella scena, non sapevo ancora che esistesse una cosa chiamata “sesso”, eppure, nella mia innocenza senza merito, quell’opera d’arte estiva fu di una tale suggestione che quasi fece tremare le mie ginocchia ossute da bambino magrissimo.
Fu una folgorazione. Un amore a prima vista. Fatto sta che da quel momento in poi io seppi cosa ero. Capii cosa mi faceva essere così diverso dagli altri. Anche se seppi dare un nome a questo mio essere solo diversi anni dopo. Capii che quella era la mia vita, la mia natura, che avevo bisogno di quello o che forse quello aveva bisogno di me. Quello che ancora non potevo capire era che la mia natura, come quella di tutti, fosse dominata dal bisogno sfrenato di dare un senso alla vita, ma avevo tempo per comprenderlo.
Questa era la prima grande lezione di quella giornata.
Mentre mi perdevo nella visione di quello che mi appariva come un capolavoro di rara bellezza, fatto di un materiale con il quale io sarei riuscito al massimo a tirar su un banale castello malsicuro, un capolavoro che sembrava stare in piedi grazie a misteriose forze oscure, appresi una seconda, fondamentale, lezione: nella vita è possibile realizzare cose apparentemente impossibili.
Uscii per un attimo dal torpore dei miei pensieri e mi accorsi che una frotta di bambini invasati, aiutati dalle innocenti onde del mare, stavano riducendo l’oggetto della mia meraviglia a un casuale ammasso di sabbia bagnata.
La terza lezione del giorno, forse la più utile, recitava: non importa cosa tu faccia, quanto bello possa essere e quanto impegno tu ci metta, dovrai sempre fare i conti con forze più grandi di te, nonché con l’invidia e con la ferocia gratuita dei tuoi simili.
Ancora una volta, un pensiero si fece spazio tra i neuroni affaticati dalla calura estiva: in fondo si trattava davvero solo di un ammasso di sabbia bagnata… nient’altro che quello, sabbia.
Quel giorno la vita aveva voluto dispensarmi quattro preziose lezioni al prezzo di una, meglio di qualsiasi discount, il che è strano considerando gli alti costi dell’essere vivo… ma a ben vedere, ho avuto modo, in più occasioni, di ricambiare il favore, pagando alla vita un prezzo esorbitante per l’aria che respiravo.
La quarta lezione quindi, la più importante, era: non tutto è quello che sembra essere, qualsiasi cosa può essere fatta passare per qualcos’altro; non basta guardare, bisogna vedere o, meglio ancora, osservare. Sempre.
Non ho mai dimenticato quel giorno, le quattro illuminazioni che mi aveva donato mi avrebbero accompagnato lungo tutta la mia esistenza; anche quando la vita sembrava smentirle, anche quando io stesso tentavo di ripudiarle.
Mio padre disse: “Torniamo indietro, ormai l’hanno distrutta.”
Cominciai a camminare, malvolentieri, con la testa ancora rivolta a quel mucchio di sabbia che era stato un capolavoro.
Alla fine, era solo quello: sabbia bagnata.

Andros

Tratto dal libro “Il fuoco dell’arte” di Andros, pubblicato nel 2006.

il fuoco dell'arte

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